Nettare Rosso – di Marco Wong

Nota critica a Nettare rosso – di Valentina Pedone

Laundry is a career common for American Chinese,
so Chinese students are often asked: “Is your
father a laundryman?”
(One shirt, two shirts, three shirts),
Shirts must be washed clean
(Four shirts, five shirts, six shirts),
Shirts must be ironed smooth.

I can clean handkerchiefs soaked with tears
I can whiten sweaters black with crime
Grease of greed, dirt of desire
And all the filthy things you have at home.
Give them to me to wash, give them to me.

A laundry song, Wen Yi-Duo
Written in Chicago 1922-1923

La letteratura dei cinesi residenti all’estero esiste come una realtà vivace e variegata ormai da circa un secolo. I suoi tratti sono diversi a seconda del paese in cui si sviluppa, sia esso il Giappone, il Sud Est Asiatico, l’Europa, le Americhe o l’Australia. Le forme della letteratura dei cinesi all’estero sono anche molteplici se a scrivere sono poeti affermati, come l’autore della citazione Wen Yiduo, al tempo studente dell’Art Institute di Chicago, oppure migranti lavoratori; se il contesto di accoglienza è ostile, come gli Stati Uniti del Chinese Exclusion Act (1885-1943), oppure favorevole come la Francia degli anni ’80 e ’90, che ha accolto grandi autori come Gao Xingjian (vincitore del Nobel nel 2000) o Dai Sijie. Ancora più sfuggente diventa la definizione di letteratura dei cinesi all’estero se si prende in considerazione ad esempio la variabile linguistica: tanti sono i prodotti letterari scritti in cinese all’estero, da considerare a fianco a quelli scritti nella lingua del paese ospite. Oppure quando consideriamo la profondità del rapporto con il paese di origine, ovvero quando includiamo in una stessa etichetta sia gli scrittori cinesi giunti in altri paesi in età adulta, per motivi economici, politici o di altro tipo, insieme a quegli autori che sono figli, nipoti o discendenti dei primi arrivati e che quindi hanno un’esperienza più completa del paese di arrivo, in termini linguistici, culturali o anche semplicemente esperienziali.Alcuni di questi autori hanno avuto un gran successo di pubblico, come ad esempio dimostrano i tanti romanzi dell’autrice sino-americana Amy Tan, il cui titolo più famoso, “Il circolo della fortuna e della felicità”, è stato prodotto in versione cinematografica da Oliver Stone. Altri autori che hanno avuto un riscontro commerciale notevole sono ad esempio lo scrittore sino-inglese Timothy Mo o l’autore sino-malese Tash Aw. Alcuni autori di origine cinese hanno invece rivestito un ruolo particolare nel dibattito culturale all’interno del proprio paese, producendo testi che sono arrivati ad avere un vero e proprio peso politico, come ad esempio il noto testo femminista della sino-americana Maxine Hong Kingston, “La donna guerriera”, o i lavori dei tanti scrittori di origine cinese nell’Indonesia post-Suharto.

Anche nel nostro paese si può parlare di una nascente letteratura sino-italiana. Il nome più noto è quello di Bamboo Hirst, nata da madre cinese e padre italiano, che sin dal finire degli anni ‘80 ha scritto in italiano sette romanzi, alcuni pubblicati da grosse case editrici, godendo di una discreta copertura mediatica al principio degli anni ‘90. I suoi scritti vertono quasi esclusivamente sull’incontro tra cultura orientale e cultura occidentale, spesso banalizzandosi nel racconto dell’uomo occidentale virile e spregiudicato che riscopre se stesso nell’incontro con la donna orientale casta e misteriosa. Gli echi di Suzie Wong affaticano molto la produzione di questa autrice che sembra mettere su carta alcune fantasie occidentali di vecchia data, regalando loro un alone di autenticità data dalla sua provenienza di origine. Ad ogni modo, con la sua presenza sul piccolo schermo e le discrete vendite dei suoi romanzi, la Hirst ha senza dubbio avuto il merito di creare per prima uno spazio nella mente del pubblico italiano per un personaggio biculturale, stimolando in qualche modo una prima riflessione sulla possibilità di un sentire sino-italiano e aprendo, anche con la sua sola fama, la strada per i successivi autori di origine cinese in Italia.
Diversa è la storia di un’altra autrice di origine cinese attiva in Italia, Hu Lanbo. Giornalista e intellettuale attiva all’interno del mondo cinese in Italia, Hu Lanbo ha pubblicato nel 2008 un romanzo autobiografico “La strada per Roma” in cui racconta la sua vita tra Pechino, Parigi e Roma. Questa autrice è da sempre vicina al mondo dell’immigrazione cinese, gestisce la rivista bilingue “Cina in Italia” e vanta lettori sia tra gli italiani che tra i tanti cinesi stabilitisi in Italia. Oltre al romanzo è anche autrice di due racconti dal titolo “Tramonto” e “Notte nera” e sta lavorando ad un romanzo reportage basato sulla vita delle donne cinesi che vivono a Roma.Diversi altri autori di origine cinese hanno pubblicato in Italia negli ultimi anni. La scrittrice Zhai Ran ha pubblicato in italiano il romanzo “Il segno dal cielo”, ambientato in Cina, alcune fiabe tradizionali cinesi e in cinese “Il sogno dell’Occidente”, che racconta gioie e dolori di due matrimoni sino-italiani. L’autrice Chen Xi ha pubblicato in cinese il romanzo “Sotto il cielo di Roma”, parzialmente ispirato alla vita in Italia con il suo marito di Benevento. La differenza culturale all’interno della coppia è anche il tema del romanzo breve di Ji Yue, altra scrittrice di origine cinese, “L’aquilone bianco”. Tra tante donne spicca anche il nome di un autore, Mao Wen, che ha pubblicato due romanzi brevi “La storia della grande campana” e “Wu Gou Yue” e di un poeta Deng Yuehua, che pubblica i suoi scritti sulla già citata rivista “Cina in Italia”. Numerosi sono poi i racconti di autori di origine cinese che sono stati pubblicati all’interno di raccolte, come quelli di Ying Chen, Zhang Xianzheng, Huang Wenwen, inclusi nei volumi usciti in seguito al concorso letterario nazionale Linguamadre, quello di Jin Zicai pubblicato per il concorso letterario Parole sopra Esquilino, o quelli dei giovani autori di seconda generazione, ad esempio  Zhu Qifeng o Sun Wenlong, molti dei quali attivi anche sul sito associna.com, pubblicati all’interno di varie raccolte.

A parte è il discorso di Yang Xiaping, che riadatta racconti del folklore cinese ad un pubblico non cinese, e sembra, nel far questo, essere del tutto incontaminata dal contesto italiano.
Come gran parte della letteratura prodotta da persone di origine cinese all’estero anche quella sino-italiana condivide certi tratti. Il bisogno più evidente è quello di prendere la parola, di esserci, di esprimersi. La società italiana a lungo ha ignorato la presenza straniera sul suo territorio, salvo distorcerne e amplificarne alcuni aspetti negli ultimi anni, in cui una certa politica ha cercato di strumentalizzarla in vario modo. Ciò che molti stranieri o figli di stranieri avvertono è la mancanza di rappresentazione nei media, nell’immaginario collettivo. Le scuole italiane sono già frequentate da un gran numero di ragazzi di origine straniera, ma quali sono i modelli adulti da seguire per loro al di fuori della famiglia? Quasi tutta l’informazione e l’educazione in Italia è monoculturale ed ecco che esprimersi attraverso la letteratura è un modo per dire “guardami, ci sono anche io”.

Andando più in profondità si osserva anche quanto alcuni autori di origine cinese sentano forte il bisogno di auto-rappresentarsi. Il discorso sulla comunità cinese che viene diffuso e consolidato da molti media, e purtroppo anche da voci di strada sempre più esasperate dalla crescente insicurezza economica di questi anni, è fatto di tristi stereotipi. I luoghi comuni che imprigionano i cinesi in Italia sono tra i più saldi, immobilizzati anche dal fatto che i cinesi in Italia, ma solo la prima generazione, si inseriscono di norma in un sistema economico etnico che non richiede la conoscenza della lingua italiana  e che se li emancipa velocemente da un punto di vista economico, allontanando l’intero gruppo dalla necessità di ricorrere ad attività criminali, dall’altra parte rallenta lo scambio culturale con la società ospite. In questa maniera leggende metropolitane sui cinesi fioriscono indisturbate o, nelle migliori delle ipotesi, i cinesi sono semplicemente ritenuti dei silenziosi lavoratori senza anima. Ecco che la letteratura sino-italiana diffonde una nuova voce, fatta di auto-rappresentazione e non di stereotipo e che già con la sua sola esistenza frantuma uno dei tanti luoghi comuni su questi cittadini, mettendo in luce le riflessioni, i giudizi, le sofferenze, le gioie e le soddisfazioni di un gruppo di migranti considerato pressoché incapace di avere spazio per altro al di fuori del lavoro.In alcune di queste opere si avverte una certa funzione didattica. Alcuni di questi autori vogliono “spiegare”, “far capire” qualcosa ai loro lettori. In certi casi il pubblico immaginato sono altri migranti e allora gli autori cercano di far capire quali siano veramente le difficoltà che si incontrano, cosa ci si debba aspettare dall’esperienza migratoria. In altri casi si immagina di raccontare l’Italia ai concittadini cinesi che sono in patria, spesso indugiando sulle differenze culturali, altre volte rileggendo la propria cultura di origine alla luce della nuova esperienza culturale. Nella gran parte dei casi però l’obiettivo dell’insegnamento sono gli italiani, a cui molti autori si sentono in dovere di spiegare il proprio paese d’origine, la propria cultura e la propria esperienza migratoria. In questo caso può capitare che l’autore fornisca un’immagine edulcorata, addomesticata della Cina, oppure che indugi nel folklore, raccontando una Cina tradizionale, lontana dal quotidiano e dal contemporaneo. Si coglie comunque il bisogno di farsi portavoce di un paese che si avverte come frainteso. Si sente in alcuni casi la sensazione di inadeguatezza a rappresentare una patria che si ama e che si vorrebbe riconosciuta in maniera più degna e appropriata.

Ma il tema che più ricorre in questi materiali è certamente quello autobiografico. Il racconto della propria esperienza di vita prende varie forme, può soffermarsi sulle difficoltà superate, spalancare finestre su trascorsi dolorosi, ma anche, con altrettanta frequenza, raccontare gli aspetti buffi, leggeri e divertenti dell’incontro culturale. Negli scrittori di seconda generazione si avverte una maggiore consapevolezza della propria posizione nella società italiana; la loro è una letteratura che spesso provoca, rivendica, a tratti è una letteratura arrabbiata. Il tema dell’identità è molto forte in questi scritti; spesso viene messa in ridicolo, anche con ironia tagliente, l’eterna richiesta della società italiana di “prendere una parte” e decidere se si è “più cinesi o più italiani”. Gli scrittori di seconda generazione, anche in  virtù della giovane età anagrafica spesso sanno prendersi gioco di questa griglia interpretativa ottusa e superata; loro, che sono al 100% cinesi e al 100% italiani, raccontano con leggerezza e ironia anche le loro sofferenze, ma sanno difendersi e dichiarano di non cercare più di adeguarsi ad uno schema monoculturale che li porterebbe alla schizofrenia.
Tra questi autori di seconda generazione il primo ad aver pubblicato un romanzo è Marco Wong, già autore del racconto “Il tuo destino in uno sguardo”, incluso nella raccolta “Il vicino cinese”. In “Nettare rosso” si riscontrano alcuni dei tratti sopra accennati, il desiderio di spiegare, la voglia di definirsi, di smascherare, di mettere in ridicolo, ma anche solo di emozionare. La lotta allo stereotipo è viva anche in questo romanzo, il cui protagonista però non ha nulla a che fare con il mondo cinese. Il personaggio più originale di questo lavoro è Silvia, giovane di origine cinese che per nulla incarna le aspettative del protagonista maschile. Silvia è vera, lontana dallo stereotipo, sfacciata, forte e ironica. Una giovane adulta sino-italiana con tanta determinazione, ma anche una sua certa leggerezza. “Nettare rosso” è il primo romanzo della seconda generazione cinese in Italia e Silvia è la prima portavoce di una parte sempre più importante della società italiana.
Valentina Pedone, ricercatrice presso l’Università di Firenze
Posted by on 6 maggio 2011. Filed under Associna, Libri. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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