Una svolta per Jing Jing

Era una mattina splendida, con un sole cuocente, anche se all’ombra si sentiva un leggero venticello. “Si sta proprio bene!”, pensò tra se Jing Jing. Si era alzata presto e aveva fatto tutto ciò che aveva programmato di fare…

La mamma era partita con il papà e lei doveva raggiungerli al ristorante al più presto. Aveva stirato, lavato e sistemato la camera. Le sue sorelline e fratellino era ormai a scuola. Jing Jing aveva ormai 20 anni, anche se tutti le dicevano che ne aveva già 22: nella sua cultura si aggiunge sempre un anno in più se si era nati prima di Giugno e se si era nati dopo due anni in più. Jing Jing era del mese Settembre e aveva sempre trovato strano questo modo di contare gli anni dei cinesi. Sì, Jing Jing è cinese, era venuta in Italia da piccola con la sua famiglia, non aveva neanche cinque anni e ormai non si ricordava più nulla del suo Paese d’origine. Aveva 2 sorelline di tredici e dieci anni, e un fratello di soli sette anni; frequentavano la scuola vicino a casa. I suoi genitori decisero di venire in Italia per avere la possibilità di almeno un figlio maschio, perché per un cinese avere un figlio maschio era fondamentale, significava discendenza e onore. Jing Jing era la maggiore e in qualche modo si sentiva responsabile del loro trasloco in un paese straniero: se lei fosse nata maschio, i suoi non avrebbero mai pensato di andare a vivere così lontano. Non era stato facile per lei e la sua famiglia, avevano cominciato la loro avventura con i soli vestiti che avevano addosso e ora avevano un’attività, una casa e una vita abbastanza normale. Jing Jing lo sapeva, era molto contenta, anche se spesso era triste pensando a tutti i sacrifici dei suoi genitori e i suoi. Per poterli aiutare non aveva proseguito gli studi e aveva lasciato il suo fidanzatino italiano, compagno di scuola delle medie. Doveva comportarsi da brava figlia. Inoltre le sue sorelle e il fratellino erano ancora piccoli e per lei erano importantissimi. “Loro non devono soffrire!”, si diceva spesso, lei li adorava e il suo amore per i loro aveva cancellato ogni sofferenza per non aver potuto scegliere una vita che a lei piacesse. Ma si era detta che quando loro sarebbero cresciuti abbastanza, lei avrebbe chiesto ai suoi genitori di poter andare a vivere da sola e costruirsi una sua vita, trovare la sua strada e magari sposarsi un ragazzo che avrebbe amato tutta la vita.
Si incamminò per raggiungere il locale, quando vide passare la macchina dei suoi nonni. “Vieni Jing Jing, ti diamo un passaggio!”. I nonni materni di Jing Jing erano in Italia da più di quarant’anni e vivevano a Prato, le sembrava così strano che fossero qui a Milano. Che ci facevano qui i nonni? E perché erano venuti a prenderla? Era un fatto insolito, anche se era molto felice di rivederli.
Il ristorante era a un passo dalla casa e quando arrivarono, Jing Jing vide subito un’altra macchina nera parcheggiata di fronte al locale targata Firenze. Non era una macchina della sua famiglia.
Entrando nel locale notò subito gli ospiti, non li conosceva. I suoi genitori erano seduti in un tavolo rotondo e discutevano sorridenti davanti a una tazza di tè verde con un uomo di mezza età, una donna che doveva essere sua moglie e un ragazzino cinese. I nonni entrarono rumorosi: “Hei, vecchio Wang, grande Lao Ban (capo)! Siete già arrivati, eh!”
La mamma di Jing Jing si alzò e prese delle sedie per i suoi genitori, poi si rivolse verso la figlia e le disse: “Vieni qua Jing Jing! Lui è il signor Wang, la signora Wang e il loro figlio Bao!”.
“Piacere!”, disse Jing Jing un po’ imbarazzata e poi scappò via prendendo il moccio per cominciare a lavare il pavimento.
“Jing Jing è una brava ragazza, lavora sodo e non si lamenta mai, ha proprio un bel carattere!”, disse la nonna.
“Si, sembra una brava ragazza ed è anche molto carina!”. Disse il signor Wang. Jing Jing scorse un lieve sorriso sul volto di suo padre. Non capiva cosa stesse succedendo.
Gli ospiti se né andarono dopo aver pranzato, il cuoco aveva preparato dei piatti deliziosi in onore degli ospiti. Jing Jing e i suoi genitori lavorarono fino alle tre del pomeriggio. Di mezzogiorno il loro locale servivano il menù fisso per i lavoratori e facevano solo cucina italiana, mentre per la cena si trasformava in un locale elegante e raffinato di cucina tradizionale cinese.
Jing Jing si preparò ad andare a prendere le sorelle e il fratellino a scuola, quando la mamma le disse: “Oggi, ci vado io! Jing Jing tu vai a divertirti con Bao che ti sta aspettando fuori in macchina!”.
Jing Jing rimase sbalordita, che stava succedendo? I suoi genitori le avevano combinato un appuntamento con uno sconosciuto.
“Sei ormai una ragazza grande, devi prima o poi sposarti, Bao è un bravo ragazzo, ha 27 anni cinesi e i suoi genitori hanno un ristorante più grande del nostro. Sta cercando moglie e tu gli piaci! Devi capire che se lo sposi tuo padre, io e i nonni sarebbero fieri di te!”, concluse la madre.
A questo punto Jing Jing capì tutto e mentre i suoi occhi cercavo di contenere le sue lacrime, rimase ferma a pensare. Non aveva mai immaginato che potesse succederle una cosa così, sapeva che era usuale nella loro cultura, ma non avrebbe mai immaginato che i suoi genitori le avrebbero trovato un marito.
Per un attimo le sembrò caderle il mondo addosso, per un attimo vide il suo sogno di costruirsi una vita da sola sfumarsi, per un attimo rivide tutti gli anni persi in questo locale a lavorare senza stipendio per la sua famiglia, per un attimo ripensò a Paolo il suo primo amore che aveva lasciato per far contenti i suoi genitori che si erano infuriati quando lo scoprirono.
Ma si ricompose, prese la borsetta e uscì dal locale. Bao era in macchina e ascoltava la musica indossando un paio di occhiali neri. Lo saluto e salì in macchina. Il ragazzo si tolse gli occhiali e la guardò con imbarazzo dicendole: “Ciao, dove andiamo?”, parlava perfettamente l’Italiano e sembrava simpatico, anche se era magro e piccoletto. Non era brutto e questo la tranquillizzò un pochino. “In un posto tranquillo!”, gli rispose. Jing Jing aveva in mente di spiegare a Bao che non poteva accettare la proposta di matrimonio dei suoi genitori e che lei si sentiva ancora giovane per sposarsi. Bao la portò al lago di Como, una località vicino a Milano, capì che i suoi genitori gli aveva permesso di portarla fuori anche a cena.
Il lago era bello e tranquillo, in macchina Bao era stato in silenzio tutto il tempo ascoltando la musica. Notò che Bao ascoltava la musica italiana e straniera, ogni tanto il suo cellulare faceva uno squillo e lui lo spegneva per non disturbare la sua guida.
Sulle rive del fiume, Bao le comprò un gelato e si sedettero vicini a guardare il lago e a sentire il suono dei gabbiani. Era veramente molto piacevole, anche se Jing Jing non aveva altro in mente che di dirgli la verità, ma non sapeva come cominciare.
Bao disse all’improvviso: “Non so se sei d’accordo con me, ma questa storia non mi piace!”. Poi le sorrise e continuò: “Noi non ci conosciamo nemmeno, i nostri genitori sono fuori di testa!”.
Jing Jing rimase sorpresa per un po’ e poi disse: “Io…io…ecco io, infatti volevo dirti che non posso accettare un matrimonio combinato! Ma io pensavo che a te andasse bene!”. In quel momento si sentì libera, e il fatto che anche Bao era d’accordo con lei era stato una liberazione.
“Secondo te io potevo essere d’accordo? Mi ci hanno costretto a portarti fuori, non che tu non mi piaci, ma io non ti conosco nemmeno! Devo ancora finire l’università, sono al quinto anno di Economia e devo anche trovarmi un lavoro, non posso sposarmi adesso!”.
In quel momento Jing Jing cominciò a vedere Bao come un alleato e sorrise. Il peso che aveva sullo stomaco era scomparso. Bao era una persona da ammirare. Già, era sicuramente un cinese insolito, faceva l’università e voleva trovarsi un lavoro al di fuori dall’attività della famiglia.
“Perché sei venuto?” gli chiese la ragazza. “Per far piacere ai miei genitori, si stanno disperando a trovarmi una moglie e io rifiuto tutte! Questa volta mi hanno minacciato di morte! Eh Eh! Spero non te la sei presa, torneremo a casa e spiegheremo a tutti che non ci piacciamo, ci stai?”.
Era una bellissima soluzione e ad averlo escogitato era Bao, non lei, la cosa era sorprendente, era eccezionale.
In comune accordo fecero ciò che avevano deciso e i genitori dovettero accettare la loro decisione.
La notte stessa Jing Jing, ripensò ai fatti di quel giorno, ripensò alle parole di Bao, allo shock che aveva avuto nel scoprire cosa avevano in mente i suoi genitori per lei. All’improvviso si destò dal letto e scosse la testa. No, non poteva più continuare così, non poteva più lasciare che i suoi genitori maneggiassero la sua vita. Doveva fare qualcosa, doveva mettere in chiaro le cose con i suoi genitori e doveva muoversi subito. E poi le venne in mente Bao, sì, quel piccoletto che coraggio che aveva, stava facendo tutto quello che lei stava quasi per rinunciare per la famiglia. L’università, un lavoro fuori, indipendenza e sposarsi per amore. Già si stava sacrificando per la sua famiglia e i suoi genitori non l’avevano capita, anzi era sicura che per loro il suo essere una brava figlia era un dovere e non un suo sacrificio. Si rimise a letto e con il cuore in gola si addormentò promettendosi che domani sarebbe stata un’altra, che da ora in poi non avrebbe più rinunciato a niente e che pur di vincere avrebbe fatto di tutto. Sì, comincerà una battaglia e questa battaglia servirà anche per le sue sorelle, sicuramente i suoi genitori le avrebbero trattate ugualmente e questo non doveva succedere.

Posted by on 14 novembre 2011. Filed under Racconti, Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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