Essere o non essere… Dormire o non dormire

Image courtesy of Jeroen van Oostrom/ FreeDigitalPhotos.net

Ultimamente va di moda la parola seconda generazione.

Io sono una seconda generazione, ma cosa significa essere seconda generazione? Non vi saprei dire. Onestamente non mi piace nemmeno dare una definizione a questo termine, perché altrimenti sarebbe una generalizzazione e io da persona altamente istruita, sono superiore alle generalizzazioni.

Dunque è con questa attitudine pseudo-intellettuale che l’altro giorno mi ritrovai faccia a faccia con la mia identità, che fino a poco fa avevo rifiutato di accettare con molta superiorità…

La vicenda andò così: seguo da tempo una specie di twitter cinese chiamato “weibo”, tra i miei contatti c’è questa mia amica che lavora per un famoso negozio multi brand cinese; per dirvi quanto sia influente questo negozio, pensate che la proprietaria di questo posto è una sorta di Anna Wintour alla cinese.

Quella gelida mattina mi alzai dal letto, levai la maschera dagli occhi, strappai i tappi dalle orecchie e lasciai che il mio cervello si abituasse all’idea che fosse nuovamente ora di alzarsi e… come da mia consuetudine, accesi il cellulare per leggermi le ultime notizie dal mondo fru-fru, la mia colazione spirituale. Vidi quindi che la mia amichetta aveva postato qualcosa su un nuovo stilista, incuriosita andai a vedere di che si trattava e mi trovai un/a tale che praticamente diceva di aver finalmente finito di lavorare alla sua ultima creazione, 36 fantastici ciondoli a forma di animali, ognuno di loro corredato da una frase ad effetto in cinese e in francese, tipo “sei il mio principe” oppure “ovunque vada, sei sempre nel mio pensiero”.

Ora, se avete un minimo di fiuto, vi starà partendo già qualche connessione mentale. Non vi sembra un concept già sfruttato? Ve lo ricordate Dodo? La marca di ciondoli che era molto in voga un po’ di anni fa? Quando ne acquistavi uno, ti davano un piccolo libricino dove potevi trovare  tutti gli animali rappresentati dalla casa e il loro significato. Io mi ricordo ancora di aver comprato un serpentino che significava “mi tenti” e di averlo regalato al mio ex di allora (che poi effettivamente fu tentato, ma non da me).

Le forme di questi ciondolini, a giudicare dal catalogo pubblicato, sono quasi identiche a quelli di Dodo, e la mia cara amichetta ignara dichiara felice sul suo weibo che sono in vendita nel negozio.

Il negozio della Anna cinese non perdeva mai occasione di dichiararsi promotore di giovani talenti cinesi e veicolo per portare un messaggio di moda cinese al resto del mondo… Quindi i prodotti venduti da loro sono orientati verso una clientela piuttosto Radical Chic che per l’arte non bada a spese.

Quello che mi fece irritare più di ogni altra cosa non è il copiare, copiare è sbagliato ma abbiamo visto quanti ciondoli Dodo-similari si producono anche in Italia, nel mondo del business sono ammessi i followers, ma è il fatto che lo pseudo stilista, alla domanda di un ignaro consumatore sul prezzo di vendita, risponda che siccome sono fatti in oro rosa 14k il prezzo parte da 1500 rmb (equivalente di 190 euro). Questo prezzo è un furto visto che un ciondolo Dodo parte da 99 euro da Rinascente ed è in oro 18k, mi sa che il simil-dodo probabilmente dovrà essere almeno il triplo di dimensione per giustificare il suo prezzo assurdo…

Ovviamente il consumatore ignaro risponde pure felicemente che non è caro per niente! Si sa, per certa gente, ammettere che un prodotto è caro è sinonimo di ignoranza e cafoneria, d’altronde è d’uso lasciare la mancia nei ristoranti di lusso, dove già paghi uno sproposito, si per la qualità del cibo ma anche per il servizio e l’ambiente perché lo suggerisce il bon ton, e poi nelle pizzerie ai poveri camerieri che corrono tra 100 clienti portandosi dietro piatti di pizza pesantissimi non gli si lascia nemmeno un centesimo.

Comunque, tornando a noi, io a questo punto non riuscii più a desistere e mandai un weibo smascherando il comportamento scorretto dello pseudo stilista, poi, non contenta, mandai anche un messaggio privato all’account weibo del negozio chiedendo loro di togliere subito questi prodotti che essendo una copia spudorata stanno infangando il nome del brand.

Dopo poche ore i miei pochi fan su weibo (2 per la precisione) iniziarono a far circolare il mio post, ed il negozio mi rispose poco dopo che avrebbe indagato.

A questo punto, invece di ritenermi soddisfatta, mi sentii turbata. Mi svegliai nel cuore della notte (!), ed iniziai a riflettere, chiedendomi se lo pseudo stilista a questo punto non avesse perso il lavoro e se magari a causa mia ora non avesse più credito per lavorare nel campo della moda.

Mi sentii così in colpa che per un po’ non riuscii a prendere sonno; mio marito, svegliato da me, credendo che io non riuscissi a dormire perché stessi riflettendo sulla sorte del mondo, che sta per finire per colpa dell’allineamento dei pianeti, dopo aver capito le vere ragioni mi liquidò così: “amore, tu hai agito da italiana e ora il tuo lato cinese ti sta rimproverando!”

Bah, morale della favola? Io sono una seconda generazione e quindi sono psicologicamente turbata, non potrò mai agire da italiana autentica senza che la mia indole cinese mi freni un poco e non potrò mai comportarmi da cinese purosangue senza che l’educazione ricevuta in Italia mi generi ripensamenti.

In pratica: seconda generazione = bastardi (solo dentro perché esternamente sembro ancora una cinese purosangue!)

 

A proposito delle notte insonni, la medicina cinese suggerisce questo rimedio:

Tisana a base di radice di giglio e datteri essiccati

Ingredienti per una persona:

–          50 grammi di radice di giglio essiccata

–          3 datteri essiccati

 

 

 

 

 

 

Preparazione:

Mettere radice di giglio e datteri essiccati a bagno per 1 ora circa (ci sono anche delle radici fresche, se trovate quelle fresche vanno comunque messe a bagno per togliere il sapore amarognolo).

Poi mettere radice e datteri in una pentola con 300ml di acqua, far andare tutto a fuoco lento fino ad ebollizione. A cottura ultimata aggiungere un cucchiaino di miele oppure dello zucchero cristallizzato.

Servire tiepido, ci sta bene anche qualche fiore di crisantemo essiccato che comunque aiuta a distendere i nervi e rilassare la mente.

Bene, anche per oggi sono stata utile ;), un bacione a tutti e al prossimo post!

Posted by on 10 dicembre 2012. Filed under Bere mangiare uomo donna, Prima Pagina, Racconti, Rubriche. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 Responses to Essere o non essere… Dormire o non dormire

  1. Hai fatto bene a smascherare il designer che vuole fare il furbetto…e dico di più, un’Anna Wintour cinese e il suo staff dovrebbero essere sufficientemente esperti da sapere che quello non era un prodotto originale, allora perché avevano permesso al designer in questione di esporre i suoi prodotti comunque???

    La Cina ha una pessima reputazione riguardo all’autenticità e all’originalità dei suoi prodotti grazie anche a questi pseudo-creativi e i suoi canali di distribuzione; questi non sono diversi dai produttori di rolex e Lv falsi. Noi nel nostro piccolo dobbiamo impedire che questi personaggi continuino a diffondere una cultura della disonestà, anche in nome di molti veri artisti cinesi danneggiati questo tipo di compportamento scorretto.

    • Non è detto, ho controllato e ho visto che dodo non ha negozi in Cina… non sempre è facile conoscere tutte le marche e le caratteristiche.

  2. Quando torni in Cina capisci che “seconda generazione” non vuol dire nulla! Esiste solo quando vivi all’estero e utilizzi questa parola per giustificare un tuo io diverso dagli altri. Senza contare che la vera seconda generazione è nata all’estero per cui tu cara non sei per nulla seconda geerazione.
    Siamo solo cittadini del Mondo!

    • non basta avere i genitori in Italia ed essere venuti in Italia da piccoli per essere una seconda generazione? Ohhh… allora sono una generazione 1 e 3/4!!! 🙂

  3. Concordo anch’io con XJ, hai fatto benissimo. Tra l’altro, parlando di identità, credo che un intervento come il tuo difenda sia il made in Italy che il vero made in China, finché i “copycats” avranno vita facile per i veri creativi sarà ancora più duro emergere.

  4. Il concetto di “seconda generazione” esiste in Cina: si dice “二代移民”.

    Inoltre credo che essere un immigrato di seconda generazione non entri in conflitto con l’essere cittadini del mondo, dov’è il problema? Non c’è nulla di male ad essere di II generazione, io ne sono fiera.

    Infine penso che in senso lato si possa definire di “II generazione” anche i ragazzi che, pur non essendo nati in Italia (o altro paese al di fuori della Cina), hanno in sostanza completato tutto o quasi tutto il loro percorso formativo in un paese diverso da quello dove sono nati… tantissimi ragazzi cinesi arrivano in Italia all’età di 3 o 4 anni, alcuni mantengono la cittadinanza cinese, altri no, ma in ogni caso non penso di poterli considerare immigrati di prima generazione.

    • Esiste o non esiste, certo che esiste! Ma io parlo di noi come ci sentiamo ad ogni momento della vita di una persona, esserne fiera o no sono sentimenti personali, quando sei in Cina ti accorgerai che tutto ha poco senso e che seconda o terza generazione, siamo solo i figli dei nostri genitori. Tra l’altro in Cina persone cresciute all’estero non vengono neanche visti tanto bene, visto che ci considerano ne carne e ne pesce!

      • cara ragazze,

        credo che stiate paragonando mele con pere.

        se ho capito bene, XJ parla di una definizione tecnica della “seconda generazione” che secondo lei ne fanno parte tutti quelli che hanno avuto una educazione prevalentemente straniero, un termine usato anche in Cina, appunto “二代移民”.

        Qi invece tu parli di una definizione astratta, che va oltre la definizione, ed esalti il fatto che ogni uomo ha una sua storia personale e quindi non classificabile in una categoria.

        in un modo o altro, essere o non essere, importante e’ non farci su troppe pippe mentali… 😉

        cara Qi, per quanto riguarda la difficolta’ di vivere in Cina che ci considerano ne carne ne pesce, ti do’ piena ragione, io ho vissuto in Cina per il mio lavoro e capisco benissimo come ci si sente. Poi un giorno magari ci scrivero’ su anch’io qualcosa in merito…

      • Ho avuto esperienze un po’ diverse in Cina. Ho vissuto in Cina per motivi di lavoro dal 2004 al 2006, e continuo ad andarci diverse volte all’anno sempre per motivi di lavoro. All’inizio è stata dura, ma poi ho conosciuto molte persone, soprattutto giovani, intelligenti e molto curiose che hanno voglia di capire il mio modo di pensare (visto che spesso gli immigrati di II generazine vengono considerati degli “ibridi”) per scoprire alla fine che non esiste un confine netto tra l’essere “occidentale” e l’essere “cinese”… trovo che questo confronto sia molto bello e a volte molto divertente.

        Non mi è mai capitato di subire le discriminazioni e di essere disprezzata perché sono cresciuta all’estero… anzi mi permetto di dire che spesso mi fanno complimenti (veri o falsi che siano) perché conservo la mia identità cinese ma nello stesso tempo sono portatrice di cultura internazionale.

        Io sono fiera di essere così, ho voluto esprimere il mio modo di sentire senza pretendere la condivisione degli altri, ma spero che abbiano avuto modo di confrontarsi con la nuova genrazione dei cinesi e di sentirsi apprezzati per quello che sono.

  5. Ciao Qi! mi ha divertito molto leggere questo post, secondo me il tuo comportamento non c’entra con il tuo essere cosiddetto di “secondo generazione”, lo sono anche io 🙂 anche un italiano penso che sarebbe indignato davanti ad una cosa simile, se è davvero importante per voi difendere il “made in italy” per carità, le imitazioni ci sono sempre state e non credo che possiamo cambiare il mondo. Aldilà delle implicazioni morali di ciò che hai fatto, l’importante secondo me è essere coerenti nella vita, non è che prima fai di tutto per segnalare questo designer e poi pensi alle conseguenze che potrebbero derivare da ciò che hai fatto. Non riesco proprio a capire il nesso tra l’essere di seconda generazione e i tuoi pentimenti, forse sono troppo di seconda generazione… 🙂

    • Ciao Seli,

      vedi, quello che vorrei esprimere con questo post e’ il trovarsi in mezzo alle due culture, ed essere inevitabilmente influenzato…
      per me (parlo a nome personale), la cultura cinese ti insegna a “mimettizzarsi”, a seguire la “via del mezzo” del pensiero confuciano (中庸之道), ad evitare il conflitto, mentre la cultura italiana esalta l’individuo, e ti insegna a difendere il tuo diritto e a cercare il confronto.

      Questi due mondi distanti ha fatto si che io dapprima, di fronte al caso, non sono riuscita a trattenermi a denunciare il fatto, ritenendolo una violazione del diritto altrui, poi piu’ tardi e’ subentrato il lato piu’ “mimettico” che invece detesta l’esposizione e mi ha fatto pensare a tutte le conseguenze e al fatto che forse avrei potuto agire diversamente lasciando al pseudo stilista una seconda possibilita’.

      comunque la distinzione tra i due mondi non e’ facile, non esiste una linea netta tra un modo di essere e l’altro, spesso agisco come mi viene viene e poi le persone che mi conoscono mi fanno notare che in questa cosa sono stata troppo cinese oppure troppo italiana.

  6. Ciao xiaoqi!
    Per me hai fatto benissimo, diciamo che hai fatto un favore a tutti i consumatori che stavano per essere truffati… anche se io probabilmente “me ne sarei fregato” visto che non sono abituato a scrivere blog né su weibo.
    Come si dice… 他活该。
    Però ultimamente ho smesso di pensare “questo è un comportamento italiano” o “questo è un comportamento cinese”. Noi dobbiamo semplicemente scegleire di fare ciò che è giusto per noi, se possibile prendere il meglio da entrambe le culture. Dopo tutto, non lamentiamoci delle generalizzazioni e degli stereotipi se siamo noi stessi a costruirli e ad avverarli consciamente.
    Il 中庸 di cui parli non è solo un concetto cinese. Sorprendentemente la cultura svedese è molto simile a quella cinese, loro hanno il “lagom” che è un concetto molto simile al 中庸 cinese (Link: http://en.wikipedia.org/wiki/Lagom ) e la Legge di Jante (link: http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Jante) che è molto simile al concetto cinese di modestia e umiltà.

    Per Qi:
    Non è vero che in Cina non esiste il concetto di seconda generazione. Esiste eccome, solo che veniamo chiamati con termini perlopiù spregiativi, tipo 假洋鬼子、香蕉人。A Wenzhou anche 华侨佬。

  7. Ah, ora ho capito. Sono decisamente troppo di seconda generazione, non conoscevo “la via del mezzo”, e mi dispiace anche un po’ di non conoscere meglio la cultura del nostro paese d’origine. Grazie mille per tua gentilissima spiegazione 🙂
    Rispondendo a Francesco, anche se vengono usati in modo spregiativo, personalmente non trovo offensivo essere chiamata finta straniera, banana o wenzhounese, io sono cresciuta a wenzhou fino a 10 anni e ho un sacco di ricordi felici lì, ma è in Italia che ho capito chi sono davvero,che si è formato il mio carattere e non mi dispiace di essere diversa nel modo di pensare sia dai nostri connazionali che dagli italiani, secondo me noi di seconda generazione siamo molto unici 🙂

  8. Ciao Seli!
    Scusa se nel mio intervento precedente ho risposto a xiaojie scambiandoti per te 🙁
    Mi sono confuso non avendo letto i commenti precedenti.

    Ben, conta che io ho lasciato Wenzhou per andare in Italia a 6 anni, e probabilmente non sono tanto “italianizzato” come te. 🙂
    Anche a me non dispiace essere unici, cioè diversi sia dai cinesi sia dagli italiani, e molte volte vivendo in Cina me ne rendo conto di questo fatto.
    Però quegli appellativi tipo banana, finto straniero non mi piacciono molto, mi danno l’idea che non ci accettano come “cinesi”, che ci considerano come “né cinesi né stranieri”.
    Io invece di non avere nessuna identità, prederisco avere due identità, cioè essere considerato sia cinese sia italiano, e non “nessuno dei due”.

    • Infatti hai ragione, sono proprio italianizzata 🙂 ho sempre avuto amici italiani, perché vivo in una piccola città con i miei genitori e purtroppo mi è mancato il confronto con altri ragazzi cinesi di seconda generazione come me. Infatti da vera individualista, un po’ retaggio della cultura che ho assorbito qui in Italia, non mi frega proprio niente di quello che gli altri pensano di me, perché non mi sento capita quando vado in Cina, nonostante i miei parenti siano molto gentili. So che sono diversi da me in Cina, non condivido i loro pensieri su certe cose come la gestione del denaro, il modo secondo loro dovrei scegliermi un partner ecc… però li ascolto, li dico che io non la penso così ma non pretendo nemmeno che riescano a capire, tanto loro hanno da fare, devono guadagnare i soldi, mica hanno voglia di stare dietro a me e ai miei pensieri a meno che non siano consigli di investimento ( io sono laureata in economia ). A parte gli scherzi, credo proprio che di cinese in me sia rimasto ben poco, l’amore per il cibo cinese, il rispetto per i genitori, per citare alcune cose che per me sono importanti, per il resto, sono davvero contenta di essere culturalmente ibrida, più pendente all’Italia che alla Cina, perché ormai fa parte di me e questa è la mia identità.

  9. Ciao ragazzi, che bello vedere che il post ha generato tutte queste discussioni, era proprio questo l’idea originale, farci riflettere e pensare, e non fornire una vera risposta, perche’ ognuno di noi ne ha una diversa.

    una volta ho sentito una bellissima definizione di me, mi fu detto che io non sono una banana (che rifiuto tra altro come concetto) ma una cipolla! sotto l’aspetto esteriore ne conservo diversi stratti, a volte italiana a volte cinese, ma il cuore e’ rimasto profondamente cinese, questa parte e’ ben nascosta e protetta da tutti gli altri stratti, ma e’ indistruttibile e fa parte della nostra identita’ e non ce lo possiamo togliere di dosso nemmeno se lo volessimo.

  10. Interessante questo post. Io con la mia unica esperienza in Cina e nella mia discreta esperienza con cinesi in Italia, soprattutto a Prato ed a Firenze, ho spesso l’impressione che i cinesi non abbiano sempre piena fiducia nei loro mezzi e nelle loro risorse culturali.

    Secondo la maggior parte dei cinesi con cui ho contatti il prodotto migliore è quasi sempre quello straniero, il prodotto cinese deve essere vincente perchè economico o perchè copia del prodotto straniero.

    E questo è un peccato perchè da quello che ho visto i cinesi dispongono di strumenti culturali, creativi e produttivi per produrre qualcosa di proprio, magari contaminato (come è normale di questi tempi), ma originale.

    Mentre viaggiavo in auto, in Cina, con un ingegnere cinese sulla sua Volkswagen nuovissima gli ho chiesto perchè non avesse acquistato un’auto cinese e lui ridacchiando mi ha risposto con una domanda: “ma tu compreresti mai un’auto cinese?”

    • Ciao Andrea, grazie per il commento.
      purtroppo i prodotti cinesi per ora sono prevalentemente orientati a soddisfare le esigenze di massa (prezzo basso e qualita scadente), mancava totalmente la ricerca e sviluppo, per fortuna la situazione sta migliorando e sono confidente che in pochi anni, riusciremmo a colmare il gap che ora ci separa dai paesi piu sviluppati.

  11. Aggiornamento: il tizio continua a vendere i suoi ciondoli, ho scritto una mail a Dodo, vediamo se mi rispondono. Intanto ho anche notato che ora i ciondoli sono a 125 euro, beh, allora con i miei 2 ho guadagnato 50 euro! 😉

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