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Autore Topic: lavorare in cina  (Letto 9745 volte)

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ChinaHxC

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« Risposta #15 il: 26 Giugno, 2007, 00:58:17 am »
ah! ho una domanda, andando li ho notato sta cosa, vedevo sti gruppi a parte il livello de posuerismo e ok, però tutti avevano strumenti della madonna, chitarrone tipo les paul gibson originale fender precision jazz etc etc, pischelli de 20anni che vanno suonano con 40mila pedali pedaliere effettini, tra l'altro inutili perchè usati per fare due zzzzz, e si sa che gli strumenti hanno lo stesso prezzo di qua, cioè  a quel punto ho realizzato che cmq solo i figli de papà possono permettersi persino de fa "l'alternativo", sta cosa mi ha depresso un pochino, roba che manco da noi quello de 20anni se ne va in giro col chitarrone gibson, boh....
spiegami un pò come funziona sta cosa? XD
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Solitudo punk hardcore.

nabat

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« Risposta #16 il: 26 Giugno, 2007, 11:25:04 am »
eh, si, la strumentazione costa in Cina, ma non tutti gli strumenti che hai visto sono originali: molti sono imitazioni made in China perfettissime di Fender, Gibson, Washburn ecc. o le versioni "coreane" (che sono da considerarsi originali a tutti gli effetti, licenziate dalla Fender ecc.. per il mercato asiatico) per cui il costo e' leggermente inferiore. Se scrivi a http://site.areadeath.net/main/list.phpòc=interviews  oppure qui:  http://site.areadeath.net/main/list.phpòc=download), ricordo che tempo fa c'era in upload un loro brano, "Conflict". Dei BJ esiste solo un promo cd-r con 5 brani, che avevamo solo io, Wang della ADP e poche altre persone, come PZYY (uno dei piu' importanti metal fan di tutta la Cina, la cui parola e' "legge" nella scena metal). Purtroppo, quando ero stato arrestato e successivamente reimpatriato, la Polizia non mi ha permesso di riprendere i miei effetti personali, per cui ho lasciato il loro promo cdr a Pechino.

Puoi pero' scrivere a Wang della areadeath (metalfanbj@sina.com , info@xmusick.com) o spulciare nel loro forum, ci dovrebbe essere qualcosa. Ci siamo recentemente scritti io e Wang e abbiamo appianato le rivalita' che esistevano, per cui penso che, una volta sistemate le pendenze che ci sono ancora tra noi, continuero' a lavorare con lui. Se gli scrivi, salutamelo, digli che sono Filippo l'italiano, abbiamo lavorato molto insieme e per me sarebbe un onore continuare a collaborare nuovamente, dato che insieme eravamo diventati la piu' potente label metal cinese. Ti potra' anche fornire nomi, indirizzi e link di produttori e rivenditori di strumenti musicali e molti piu' dettagli sulla scena cinese (io, non parlando cinese, ero comunque leggermente meno aggiornato).

Ah, e' appena uscito il mini cd dei Coprolagna di Tianjin, puro porn/noise/grind oscenissimo... sembra che nell'aria ci sia un contratto con una label estera.. Tra l'altro gia' i Be Persecuted di Jiangxi hanno ottenuto un contratto con la No Colours, quindi penso che prima o poi la scena si evolvera' abbastanza da richiamare l'attenzione di label estere, anche se ci vorra' ancora del tempo, maggiore professionalita' e una "selezione naturale" per discernere la mediocrita' dalla qualita'. Spero soltanto che non succeda come a Taiwan, dove, dopo il successo dei Seraphim, la scena si e' buttata a capofitto sul melodic/simphonic/gothic black metal (uno dei generi piu' immondi creati da mente umana...)

Per ShaoYan.. si, me lo sono domandato anche io, a 32 anni ne ho fatte di cose, se dovessi scrivere tutte le esperienze che ho avuto in Asia, verrebbe fuori qualcosa tipo l'Enciclopedia Treccani. Non rimpiango niente, dato che tutto sommato ho avuto una vita intensa e forse anche unica, nel bene e nel male. ma ora e' arrivato il tempo di avere qualcosa di piu' stabile e duraturo, anche per riprendere un po' di fiato e energie, per poi continuare ad andare avanti. Sai che i cinesi contano molto su queste virtu', stabilita' e sicurezza, per cui alla fine, se dovessi continuare a vivere laggiu' mi dovrei in qualche modo adattare. Non e' che non mi fido a non scrivere perche' sono punk, ma soltanto per il fatto che, guardando indietro, penso sempre che potevo fare di meglio, che non ho ancora raggiunto uno stile o una maturita' piena. Essere punk non e' una questione fondamentale, anche se sicuramente "segna" un certo momento della vita e un particolare tipo di approccio verso la societa' e le persone che ci circondano. Ho sempre pensato a quello che sarei fra 20-30-50 anni e non riesco a immaginarmi "punk" per tutti gli anni a venire. Certo, non posso neanche rinnegare le mie "origini", ma spero di raggiungere un livello piu' riflessivo e contemplativo. Critico, franco e obiettivo certamente, ma meno "distruttivo" e "istintivo" di quello che sono adesso. Tra l'altro sto vivendo un'esperienza personale abbastanza diffiicile, sono gay e sto pensando quanto questo potra' influire sulla mia vita futura e sulle relazioni umane, sentimentali e sociali con gli "altri". Alla fine, una famiglia e una stabilita' emotiva la vogliono tutti, io compreso. Non pensare di essere "ritardata", una, dieci o cento esperienze in piu' o in meno non rendono una persona "ritardata" o "fantastica". Alla fine e' la qualita' di cio' che si fa, non la quantita'.

Vabbe', continuiamo intanto a cercare annunci di lavoro online, non si sa mai che oggi sia la giornata buona...

F
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nabat

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« Risposta #17 il: 26 Giugno, 2007, 11:40:13 am »
per ChinaHxC

per caso, ci siamo visti al McDonald di Wu Dao Kou, una notte verso le 1, di Dicembre 2006? Io ero in compagnia di una ragazza italiana, del mio ragazzo Joe e di me stesso (lapalissiano...). Avevo conosciuto li' un ragazzo cinese che parlava benissimo italiano, e infatti lui mi aveva detto che era "italiano" ed era venuto in Cina per studiare cinese, dato che non lo sapeva parlare. Ricordo che avevamo parlato anche di gruppi italiani vecchi, tipo Wretched, 5 Braccio, Negazione, Declino... era successo dopo una seratona metal al 13 Club di Wu Dao Kou, avevo anche segnato il suo numero e la sua email, ma poi, ubriaco come ero, l'ho persi...
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Eva

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« Risposta #18 il: 26 Giugno, 2007, 12:45:42 pm »
nn hai mai provato il sito www.vivishanghai.com  e  www.vivipechino.com ??? li vengono sempre offerti  dei lavori per gli italiani che si trovano in Cina, magari potresti dare un'occhiata....
Visto che tu sei in Italia adesso, ti consiglierei di fare un corso di barman di 3 mesi. la durata e' breve, poi anche i costi del corso sono pochi, in piu' con tale certificato, si riesce trovare facilmente un lavoro nelle grandi metropoli, come shanghai e pechino. Perche' in Cina ce ne sono pochissime scuole di specializzazione di barman, o meglio di cocktails occidentali, di conseguenza la competitivita' sara' minore.. poi i ristoratori cinesi apprezzerebbero di piu un barman venuto dall'europa, che uno cinese, secondo loro gli occidentali sono piu' specializzati.. In piu' stipendio non e' male , potresti svolgere sto lavoro anche solo serale cosi di giorno si riuscirebbe trovare ancora qualcos'altro. Magari potresti andare a scuola in Cina per imparare meglio il cinese, (so che tu lo parli bene, sto parlando di un corso di specializzazione di lingua cinese. Quindi senza offesa :lol: ) cosi potrai pur fare l'interprete...  8)  8)  8) non guadagneresti male
scusami se mi sono permessa di darti dei consigli, le tue esperienze sono senza dubbio molto piu ricche delle mie, visto che ho solo 20 anni.
auguri :D  :D
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ShaoYan

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« Risposta #19 il: 26 Giugno, 2007, 14:43:53 pm »
Ma senti un pò Nabat, come fai a scrivere post così lunghi? Hai sempre un sacco di cosa da dirci. Comincio a pensare a te come un'entità extraterrestre. Sei per caso un essere umano? :-D
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nabat

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« Risposta #20 il: 26 Giugno, 2007, 18:25:49 pm »
ringrazio per il link del forum! Per il corso di barman, beh, ci stavo pensando.. cmq, ho gia' un bar (qui ci sono le foto: www.togetherbar.com, evvia tanto per fare un po' di pubblicita', no?), e mal che vada posso lavorare li come barista: abbiamo iniziato senza nessuna esperienza, e via via abbiamo imparato. I clienti venivano e ci insegnavano a fare cocktails, barbeque e altre cose, era una specie di bar "collettivista" (suona un po' punk, eh?) dove il cliente non era tale, ma era un membro di questa grande famiglia: ovvero, se avevi voglia di fare qualcosa, venivi li e la facevi. Sapevi cucinare? fare drink? cantare, fare il DJ? bene, venivi li e facevi tutto cio' che ti pareva, nessuno ti chiedeva niente. Era un po' come un "centro sociale" e il cliente, a differenza di tutti gli altri bar di Pechino, non era obbligato a consumare, anzi, a volte venivano persone che parlavano, cantavano, ballavano tutta la sera senza consumare niente, pero' portavano in cambio esperienze, racconti, ricette per cucinare o preparare qualcosa di nuovo, idee, progetti, e questo era la cosa piu; importante. Ricordo anche che spesso venivano stranieri in difficolta', senza lavoro, senza casa, senza soldi, e noi li accoglievamo sempre, c'era sempre un letto, un piatto di spaghetti o qualcosa da mangiare anche per loro, senza che chiedessimo niente in cambio. Alla fine era diventata una grande famiglia, qualcosa di autonomo e assolutamente nuovo (tanto nuovo, che nel giro di 1 anno avevano aperto altri bar simili in Cina, ma senza la nostra "classe"). Tutto questo verra' narrato in un libro che sto scrivendo insieme a Robin, il ragazzo cinese proprietario del bar, e forse la persona piu' grande, umile e fantastica, semplice, generosa che abbia mai conosciuto in vita mia. A dire il vero, Robin odiava la definizione di "proprietario". Ricordo una sera, molto bella, forse tra le piu' significative della mia vita, che mi disse: "abbiamo sbagliato a registrare il bar sotto il nome mio e di mia moglie. Qui non ci deve essere nessuna differenza tra proprietario, boss, cliente. Siamo tutti noi, gestori, clienti, amici, conoscenti che abbiamo creato questo posto e abbiamo realizzato questi progetti e questa comunita'. Abbiamo un debito di riconoscenza con tutti, senza di loro non avremmo potuto organizzare tutte queste cose. E continueremo, perche' qui sta nascendo qualcosa di nuovo, che va contro la commercializzazione di uno stile e di una cultura. Se un giorno creeremo una comunita' autogestita, un'entita' autonoma che si basa soltanto sulla cooperazione tra le persone, avremmo raggiunto l'obiettivo. Ma se invece, saremo costretti a chiudere, non rimpiangeremo niente, ma saremo orgogliosi se qualcuno in fututo, copiera' la nostra idea e la fara' rivivere, da qualche altra parte e in tempi piu' adatti cosi' che il ricordo di quello che abbiamo fatto, non morira'".
Questo fu un discorso che mi colpi' molto e che avevo trascritto per poi pubblicarlo su questo libro. Fu li' che capii l'importanza di essere parte di una collettivita', di non essere il classico anarchico nichilista individualista, ma di dover collaborare allo sviluppo e al progresso di tale colletivita', non soltanto per esigenze economiche, ma anche per creare una realta' che avrebbe potuto insegnare qualcosa agli altri o alle generazioni future. Vedevo in cio' la realizzazione delle ambizioni e speranze umane di creare qualcosa di istruttivo e socialmente utile, slegato dai canoni commerciali e dalle solite leggi di mercato che riducono il tutto a numeri e mero profitto, snaturando e distruggendo l'esigenza -umanissima- di trovare uno sfogo alla propria creativita' e bisogno di spazi, comunicazione, socializzazione. Purtoppo adesso c'e' il problema dello sfratto (l'area verra' completamente demolita per far spazio al progresso, ai nuovi centri commerciali, alle nuove banche), ma io tornero' laggiu' anche perche' il progetto Together (nome non scelto a caso) possa vivere da qualche altra parte. Certo, ancora una volta il "progresso" e le leggi di mercato vinceranno nuovamente, ma la scintilla e' ancora viva, quindi brucera' ancora. Le olimpiadi si stanno avvicinando, e la citta' e' in fermento, in una corsa disperata al consumismo, dove le vittime sono soprattutto gli operai, compresi bambini, sfruttatissimi e spesso utilizzati come carne da macello. Robin, innamorato della cultura Rastafari ha trovato notevoli similitudini tra gli sfruttati e gli sfruttatori cinesi, per cui lui sta andando molto contro corrente, cercando, tramite il bar di far aprire gli occhi ai cinesi presentando una cultura "straniera" (quella Rastafari) nata dagli schiavi e sottoproletari giamaicani, ma che ha drammaticamente molte similitudini con la societa' cinese, per far capire come il progresso ha un'enorme prezzo da far pagare alle persone socialmente piu' deboli.  

Beh, non sono un alieno, anche se -forse- in un certo senso lo potrei definirmi. Ah, in inglese, gli stranieri vengono ufficialmente definiti "Aliens" sui documenti, quindi anche io ero un' "alien", pero' non mi sembrava di avere le antennine e la pelle verde...

OK, scrivo troppo, ma dicono che a usare molto la zona del cervello sede della memoria e della creativita', si viva piu' a lungo. Vi faro' sapere fra un centinaio di anni se e' vero...
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shinji80

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« Risposta #21 il: 26 Giugno, 2007, 19:15:25 pm »
nabat anche lavorare in Italia è difficile, te lo assicuro, io che sono italiano sto facendo domande su domande da oltre un anno senza essere filato neanche di striscio, la mia idea è invece di andare a lavorare in Cina...e starci tutta la vita! Nella mia città non c' è un cavolo di sbocco per il futuro, a meno che i tuoi abbiano una attività che credo porterò avanti (anche se non mi piace), se potessi avere anche uno straccio di lavoro, partirei per la Cina immediatamente :(
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ChinaHxC

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« Risposta #22 il: 26 Giugno, 2007, 21:09:52 pm »
Citazione da: "nabat"
per ChinaHxC

per caso, ci siamo visti al McDonald di Wu Dao Kou, una notte verso le 1, di Dicembre 2006? Io ero in compagnia di una ragazza italiana, del mio ragazzo Joe e di me stesso (lapalissiano...). Avevo conosciuto li' un ragazzo cinese che parlava benissimo italiano, e infatti lui mi aveva detto che era "italiano" ed era venuto in Cina per studiare cinese, dato che non lo sapeva parlare. Ricordo che avevamo parlato anche di gruppi italiani vecchi, tipo Wretched, 5 Braccio, Negazione, Declino... era successo dopo una seratona metal al 13 Club di Wu Dao Kou, avevo anche segnato il suo numero e la sua email, ma poi, ubriaco come ero, l'ho persi...


eh allora in quel posto ci son stato un sacco di volte e ci ho visto pure concerti, però no nn stavo li il dicembre del 2006 ero in italia, in compenso ci son tornato l'estate. Ma il fatto è che adesso mi fai venire una curiosità ancora più bestiale, sapendo che esiste un altro ragazzo cinese italiano cresciuto qui che piace sta roba, era di roma per caso??
Ehm c'è un incongruenza in ci? che hai scritto, nn son affari miei ma dato che l'hai raccontato. Tu hai scritto che vuoi tornare li per continuare una storia sentimentale, però aggettivandolo al femminile, poi ti sei dichiarato gay....
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Fxyz4ever

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« Risposta #23 il: 26 Giugno, 2007, 22:15:03 pm »
Per quanto riguarda il lavoro:
secondo voi, io, ragazzo cinese cresciuto in Italia, 16 anni, ottima conoscenza di italiano, mandarino, wenzhounese e qingtianese, poco poco di inglese, riuscirei a trovare un lavoro part-time nella città di wenzhou in pochi giorni?
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anatra82

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« Risposta #24 il: 26 Giugno, 2007, 23:05:27 pm »
no a wenzhou ci sono troppi che hanno le tue stesse caratteristiche

ottima conoscenza del mandarino quanto ottima?

Cmq la mancanza di investitori massicci italiani a wenzhou non ti offre grandi vantaggi.
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nabat

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« Risposta #25 il: 27 Giugno, 2007, 12:51:11 pm »
Citazione da: "shinji80"
nabat anche lavorare in Italia è difficile, te lo assicuro, io che sono italiano sto facendo domande su domande da oltre un anno senza essere filato neanche di striscio, la mia idea è invece di andare a lavorare in Cina...e starci tutta la vita! Nella mia città non c' è un cavolo di sbocco per il futuro, a meno che i tuoi abbiano una attività che credo porterò avanti (anche se non mi piace), se potessi avere anche uno straccio di lavoro, partirei per la Cina immediatamente :(


mah, senti, io sono tornato in Italia da 2 settimane e la situazione non mi sembra delle piu' allegre. Cio' che un po' mi rintristisce e' vedere come gli italiani sono spesso "svogliati". Sara' un po' per il fatto che ho vissuto in Asia dove i ritmi di lavoro sono molto elevati (spesso massacranti), ma quando sono arrivato qui mi e' sorta una domanda: come si puo' pretendere qui in Italia di guadagnare soldi, se la gente vuole lavorare con calma, fare lunghe pause pranzo, sbattersi il meno possibile... Sembrera' ipocrita, ma sembra che gli italiani pretendono troppo impegnandosi poco... E poi, con le tasse che ti tagliano le gambe, c'e' poco da stare allegri...

Lavorare in Cina (o comunque in Asia in generale) non e' una cosa semplice e cosi' immediata come sembra. Ora, non voglio deludere nessuno, ma sembra che molti in questo forum siano piu' giovani di me, e quindi con qualche esperienza in meno. Io "ho vissuto" l'Asia da molto tempo (Cina, Taiwan, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Laos, Giappone e da qualche altra parte) e vi posso garantire che diventa sempre piu' difficile trovare lavoro laggiu' se non si hanno i requisiti fondamentali. Primo di tutti, la lingua, secondo, una specializzazione che sia veramente una specializzazione, ovvero essere in grado di fare qualcosa che pochi sanno fare. Se mancano le specializzazioni o una conoscenza sufficiente della lingua, bisogna usare il cervello, ed essere in grado di creare qualcosa di innovativo, ma questo richiede anni di esperienza e un background culturale/tecnico notevole, cose che si ottengono -ancora una volta- con l'esperienza e soprattutti gli errori.  
Se manca il cervello, si puo' contare sui soldi, avere cioe' una quantita' di soldi sufficiente da investire e mettersi in societa' con qualcuno. Ma anche questa soluzione presenta problemi, dato che e' molto facile trovare persone che -pretendendosi amiche- sono portate a ingannarti. Alla fine, in Cina -un po' meno negli altri pasi asiatici-, l'amicizia e' una cosa abbastanza relativa, il denaro e' invece tutto, per cui accade spesso che i rapporti interpersonali vengano infranti soltanto per guadagnare somme maggiori da un "amico".

Investire in Asia e' difficile, se non si hanno le idee chiare e soprattutto "agganci". La Burocrazia e' difficoltosa, esiste anche molta "corruzione", "mazzette", "taglieggiamenti", per cui in Asia, fare affari e' una delle cose piu' rischiose che si possano immaginare, dato che non ci sono sicurezze sociali o legislative come qui in Europa. In tutti i paesi asiatici che ho visitato, ho sentito di molti investitori italiani truffati, o trovatisi nei guai a causa di partner piu' o meno disonesti, di legislazioni e burocrazie spesso macchinose e insidiose, corruzione, taglieggiamenti ecc..

Non illudetevi che vivere in Asia sia semplice e facile, anzi, gli errori, le fatalita' e i problemi sono all'ordine del giorno, e -questo e' un dato di fatto-, solo 1 persona su 10 riesce veramente a trovare una strada laggiu'. Gli altri, tornano a casa con la coda tra le gambe, "becchi e bastonati". L'economia asiatica sta esplodendo, per cui esiste una specie di "selezione della specie", una "sopravvivenza del piu' forte".

Questo accade piu' o meno in tutti i paesi asiatici, soprattutto in Cina (dove questa "selezione", a causa anche delle enromi pressioni sociali e economiche, e' fortissima), e in Giappone. Magari in altri paesi come Thailandia, Vietnam, Cambogia ecc. e' piu' semplice, ed e' qui che sarebbe meglio indirizzarsi. Paesi come Cina e Giappone stanno progredendo troppo, e il mercato si sta specializzando sempre di piu', non e' piu' come una volta, che un avventuriero occidentale qualsiasi poteva fare fortuna. Per questo suggerirei il sud est asiatico dove le possibilita' sono maggiori, e dove comunque, il livello e la qualita' di vita e' identico o addirittura superiore alla Cina. La vita nelle grandi citta' cinesi e' relativamente comoda (se uno ha i soldi per permettersela, ovviamente), ma per trovare lavoro bisogna letteralmente "farsi il culo": salari all'inizio bassi o addirittura inesistenti, orari massacranti, ricerca di lavoro estenuante e lunghissima.... Trovare lavoro nei centri minori cinesi, invece, sarebbe relativamente piu' facile, ma le condizioni di vita sono anche piu' scadenti (rischio infezioni, malattie, salari bassi, pochi o nessuno che parlano inglese, igiene scarsa ecc..) per questo pochi stranieri vanno a lavorare nei piccoli centri, e per questo non esiste una selezione stretta. Ho conosciuto diversi stranieri che mi dicevano: "lo stipendio nei piccoli centri cinesi e' molto basso -si parla di 200-400 euro al mese- e per risparmiare vai a mangiare in qualche ristorante economico cinese, ma ti prende diarrea, problemi intestinali, dissenterie, spesso epatiti virali... se vuoi mangiare bene, vai in ristoranti piu' puliti, ma praticamente ci finisci lo stipendio". Infatti, le scuole, le ditte, le societa' nei centri minori in Cina, prendono "chi capita capita", dato che non possono andare molto per il sottile, per via che le condizioni di vita non sono il massimo, e non riescono a trovare molte persone disposte a lavorare laggiu' (anche perche' la vita nei centri minori, se non parli perfettamente la lingua, risulterebbe molto noiosa, monotona e difficoltosa). Nelle citta' di media grandezza, e' possibile trovare condizioni discrete (non eccessivamente buone, non eccessivamente disastrate), ma anche qui, le opportunita' di lavoro stanno diventando piu' rare, per persone non eccessivamente specializzate.

nel sud est asiatico, e' possibile trovare condizioni di vita leggermente migliori (il Viet Nam e la Thailandia hanno condizioni sanitarie e igieniche superiori alla Cina), inoltre molte persone, anche le piu' povere sanno parlare inglese o francese, anche se poco, ma sufficientemente per farsi capire e per evitare problemi e situazioni difficoltose. La vita costa relativamente poco, spesso meno che in Cina: nelle grandi citta' come Bangkok la vita costa comunque molto di meno che a Pechino, Shanghai, Hong Kong e Tokyo ed e' leggermente piu' semplice trovare lavoro, dato che le loro economie sono ancora in fase di sviluppo per cui il mercato non e' ancora cosi' selettivo e specializzato come in Cina o Giappone.

Inoltre, una componente fondamentale, e' la capacita' di adattamento: chi va in Cina, o in Asia, sperando di trovare lo stesso stile di vita di qui in Italia, rimarra' ovviamente deluso. E' totalmente un altro mondo, non esistono orari completamente affidabili, non esiste una affidabilita' garantita sui servizi, non esistono spesso informazioni affidabili, non esistono standard o condizioni socio/sanitarie totalmente affidabili, non esistono garanzie lavorative o assistenziali "sicure"... E' possible trovare tutto cio', ovviamente e con un certo margine di tolleranza, ma solo nelle grandi citta', ed ovviamente a prezzi alti. Ho conosciuto centinaia di stranieri, che, spendi qui, spendi la, vai al pub, vai in pizzeria, vai a fare shopping qui e la, vai a mangiare al ristorante occidentale, fai le cure in cliniche private o ospedali moderni, viaggia in taxi, abita in case moderne ecc.. sono tornati in Europa poveri in canna. L'impatto culturale e' fortissimo, ma ci se ne accorge solo dopo pochi mesi, una volta che l'entusiasmo di essere entrati in una cultura diversa e' calato, e si vede con maggiore chiarezza le differenze e le difficolta'. Tieni conto che in Cina, nelle campagne o nei centri minori, sei davvero un alieno, un essere venuto da un'altra galassia, e se non sei abituato a vivere in ambienti spesso "estremi" rimarresti molto scioccato. Non esiste nessuna sicurezza igienica, nessuno che capisce quello che dici, persone che ti fanno pagare qualsiasi bene o servizio 5 volte di piu del costo reale per spennarti piu' soldi, informazioni spesso oscure e contradditorie, una naturale "chiusura mentale" che spesso mortifica, e spesso anche un certo "distacco": sei uno straniero, per cui nelle campagne o nei piccoli centri, pochi potrebbero darti confidenza -anche a causa della lingua-, dato che ti vedono come un "diverso", un "elemento estraneo". I cinesi sono molto conservativi, per cui stabilire un'amicizia e' spesso difficile. Al tuo arrivo susciti curiosita', ma poi, una volta calata la curiosita', subentra il distacco, l;indifferenza. Nelle grandi citta' cinesi invece e' facilissimo fare amicizia, ma spesso l'amicizia si basa soltanto sulla disponibilita' economica (no money = no friends), sul successo personale (no success = no friends), sulla avvenenza fisica (no goodlooking = no friends) o su motivi "personali": molti cinesi sperano in una relazione amorosa con uno straniero per migliorare le loro condizioni economiche e -magari- ottenere un visto per andare via dalla Cina. Ma questo succede in tutta l'Asia, dalla Cina alla Thailandia, al VietNam alla Cambogia, per cui bisogna essere inseriti un un ambiente con un livello superiore di cultura e di agiatezza economica, per sentirsi "sicuri" e al riparo da eventuali delusioni o aspettative infrante. In verita' devo comunque dire che nei paesi del sud est asiatico, le persone sono piu' sincere e meno avide di denaro (io ho vissuto per 2 anni in una comunita' mussulmana thailandese, poverissima, ma avevo moltissimi amici veri).

Anche in Cina esiste moltissima disoccupazione: milioni di studenti che spendono una fortuna per studiare alle universita' rimangono delusi perche' non riescono a trovare un lavoro adatto, o se lo trovano, gli stipendi sono cosi' bassi che mortificano anni di studio. Il sogno di molti cinesi (o di molti asiatici in generale) e' quello di andare via dalla Cina e dall'Asia, per cui, citando le parole di molti cinesi che ho conosciuto, potrei dirti: "Noi cinesi vogliamo andare via dalla Cina, perche' voi occidentali invece volete venire qui?".

Comunque, nonostante tutto questo, io ci torno in Cina, e fra poche settimane. I soldi non sono tutto, e io amo l'avventura, l'imprevisto. E una persona laggiu'. E comunque, mi sento come a casa mia laggiu' dato che ormai ci sono andato tante volte che un po' le ossa me le sono fatte. E' possibile trovare una vita discreta, se uno si accontenta di poco, o se non eccede, ma spesso per gli Europei, abituati a stili di vita molto dispendiosi, agiati, comodi, cio' risulterebbe un notevole sacrificio. Per questo l'Asia "funziona" per un breve periodo, per un turista, uno studente o per una persona che ci abita per breve tempo. Trovare una vita stabile laggiu' comporta una conoscenza perfetta della societa' e il sapere allacciare relazioni interpersonali sicure e di un certo livello qualitativo. Le amicizie, la "faccia", l'educazione personale, il sapersi adattare (spesso con molta umiliazione) e' fondamentale. Molti ragazzi europei, abituati alle mollezze e agli agi, sarebbero profondamente delusi e in difficolta' a vivere in Asia, se non hanno uno stimolo o una motivazione fortissima per adattarsi. Un italiano potrebbe trovare lavoro come insegnate di inglese agli inizi (attivita' svolta da quasi l'80% degli stranieri che vengono in Cina), ma cio' richiede ovviamente una conoscenza superiore della lingua, senza inflessioni dialettali, e si sa, gli italiani, francesi e spagnoli che parlano inglese, hanno un forte accento "mediterraneo". E' difficilissimo trovare tale lavoro a Pechino e Shanghai, dove di native english speakers ce ne sono a decine di migliaia e quindi il mercato e' saturo e ormai cercano soltanto persone diplomate o con certificati TESOL, TOEFL ecc... Ma nei centri minori e' piu' facile, anche se gli stipendi sono bassi (scordatevi di "fare fortuna" in Cina a meno che non siate dei professionisti navigati). Agli inizi e' dura, anche perche' le scuole, fornendoti contratti molto "ballerini" ti trattano come un pacco da sbatterti qui e la, e magari buttarti via quando non servi piu'. Ma almeno uno riesce a guadagnare quel tot per permettersi una vita discreta, anche se non eccessiva, e di imparare a conoscere meglio la societa' e la lingua. Poi, evitando di spendere, risparmiando il piu' possibile, imparando la lingua, facendo molti sacrifici e lavorando duro, piano piano ci si familiarizza con l'ambiente e si arrivera' ad altri risultati e opportunita', ma cio' richiede tempo, mesi, o piu' spesso, anni.

Pero' varrebbe la pena provare. Il successo non e' garantito, magari non alla prima. Magari serviranno piu' esperienze ed errori per raggiungere un risultato. In genere la prima esperienza e' spesso negativa, ma e' utilissima per ridimensionare le aspettative e l'immaginario comune di un'Asia spesso immaginata come una specie di "paradiso" di facile successo. Una volta superata la prima esperienza, spesso si torna in Italia o Europa, si fa il punto della situazione, si riflette a lungo sui problemi e difficolta' incontrate, su cio' che serve, su cio' che non serve, su cio' che c'e' da correggere o aggiungere, e ci si riarma, con le armi migliori per ripartire per la seconda esperienza.

Poi, esiste anche la Fortuna, il Caso, l'amicizia fortuita che ti puo' portare in alto, quando uno meno se l'aspetta, ma questo rappresenta solo lo 0,1% di possibilita', ma comunque, se uno sa cercare, tutto e' possibile.

Devo scappare, scrivo di piu' stasera... si, sono gay, nei messaggi precedenti, non ho mai specificato la sessualita' della persona che amo. L'ho sempre definita "persona" e persona e' un sostantivo sia maschile che femminile, comunque, si lo sono, e voglio sfatare la concezione che in Cina l'omosessualita' e' considerata un abominio. A Pechino e Shanghai si vedono gay a migliaia, (soltanto a Pechino sono quasi 200.000 quelli apertamente dichiarati) e' diventata una specie di "moda" che sta esplodendo, e sta fruttando anche diversi soldi, con club, locali, ristoranti, modelli, agenzie, ecc.. Insomma, anche in questo "settore" hanno trovato la maniera di fare quattrini...

Ave, scrivo di piu' stasera...a dopo,

F
« Ultima modifica: 27 Giugno, 2007, 18:28:46 pm da nabat »

nabat

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« Risposta #26 il: 27 Giugno, 2007, 13:24:07 pm »
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quote]

eh allora in quel posto ci son stato un sacco di volte e ci ho visto pure concerti, però no nn stavo li il dicembre del 2006 ero in italia, in compenso ci son tornato l'estate. Ma il fatto è che adesso mi fai venire una curiosità ancora più bestiale, sapendo che esiste un altro ragazzo cinese italiano cresciuto qui che piace sta roba, era di roma per caso??
Ehm c'è un incongruenza in ci? che hai scritto, nn son affari miei ma dato che l'hai raccontato. Tu hai scritto che vuoi tornare li per continuare una storia sentimentale, però aggettivandolo al femminile, poi ti sei dichiarato gay....


Mah, aveva una parlata "neutra", senza inflessioni dialettali, per cui era difficile stabilire la provenienza, non ricordo neanche se mi aveva detto da dove veniva... Tosto, comunque, che anche tra i cinesi d'Italia, questa musica stia andando...
« Ultima modifica: 01 Gennaio, 1970, 01:00:00 am da nabat »

ChinaHxC

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« Risposta #27 il: 27 Giugno, 2007, 14:09:41 pm »
Citazione da: "nabat"
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quote]

eh allora in quel posto ci son stato un sacco di volte e ci ho visto pure concerti, però no nn stavo li il dicembre del 2006 ero in italia, in compenso ci son tornato l'estate. Ma il fatto è che adesso mi fai venire una curiosità ancora più bestiale, sapendo che esiste un altro ragazzo cinese italiano cresciuto qui che piace sta roba, era di roma per caso??
Ehm c'è un incongruenza in ci? che hai scritto, nn son affari miei ma dato che l'hai raccontato. Tu hai scritto che vuoi tornare li per continuare una storia sentimentale, però aggettivandolo al femminile, poi ti sei dichiarato gay....

Mah, aveva una parlata "neutra", senza inflessioni dialettali, per cui era difficile stabilire la provenienza, non ricordo neanche se mi aveva detto da dove veniva... Tosto, comunque, che anche tra i cinesi d'Italia, questa musica stia andando...


eh ma calcola io son quasi un caso isolato, purtroppo :?
spero che ce ne siano sempre di piu', almeno a me ha formato tantissimo dal punto di vista umano aver conosciuto queste cose, e mi ha fatto vedere l'approccio alla vita che molte persone(quelle piu' intelligenti, mature, in gamba, perche' il 90% sono degli emeriti idioti) che hanno conosciuto questa musica/cultura hanno un tipo di approccio alla vita che mi piace molto e vorrei cercare di mantere nel corso degli anni, un approccio che io ritengo "fresh".
Uhm, avevo letto male allora, ricordavo avessi scritto ragazza, sorry.
In bocca a lupo allora visto che ci ritorni fra poche settimane, cmq io quest'estate sto in cina, per meta' luglio sto a pechino una settimanella e poi tutto agosto lo passo a shanghai a studiare, mi farebbe piacere conoscerti.
Ja ne
« Ultima modifica: 01 Gennaio, 1970, 01:00:00 am da ChinaHxC »
Solitudo punk hardcore.

nabat

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« Risposta #28 il: 27 Giugno, 2007, 18:20:27 pm »
allora ci vediamo a Luglio a Pechino, dato che io riparto il 5 del prossimo mese. Eh, purtroppo ho ricevuto notizia giusto oggi che un mio amico sta abbastanza male (ha un ariete, un sagittario, o qualcosa del genere.. ah, no, un cancro..) e pare che dovra' fare l'albero di Natale entro breve (modo un po' piu' gentile e sdrammatizzante per descrivere le sue non certo felici condizioni di salute). Quindi, per non essere un bastardo irriconoscente (questo amico lo conosco bene e lo stimo molto), tornero' laggiu' la prox settimana, abbastanza "impreparato" (senza fare corsi di barista, corsi di specializzazione linguistica ecc..) e con pochi soldi in tasca, cosi' pochi che purtroppo non potro' permettermi di tornare in Italia un'altra volta. Quindi, come si dice, o la va o la spacca. Potrei aspettare qualche mese di piu' per partire, in modo che abbia un po' piu' di soldi e una qualche specializzazione, ma questa notizia mi ha messo un po' alle corde. Che fare? adesso ho due scelte, molto importanti:

A) Non andare adesso col rischio che non lo veda piu' perche' non ho soldi o specializzazioni

B) partire subito, all'avventura, con grossi rischi dovuti a tali mancanze economiche e specialistiche, e vederlo per l'ultima volta.

Ecco, odio questo genere di scelte, perche' so benissimo che scelgo sempre la soluzione B.
Dovrei pensare piu' a me stesso, lo faccio per un nanosecondo e poi mi dico: "egoista!". No, non si torna indietro, appena ricevuta la notizia mi sono fiondato all'agenzia viaggi e prenotato il primo posto libero (fatti i dovuti conti temporali per l'ottenimento del visto ovviamente), e quindi, ancora una volta, ripartiro', cosi' all'improvviso. Poi, come si dice, ognuno per se e dio per tutti.

Quando sono andato in Cina anche io, 2 anni fa, avevo un cancro, ma poi sono guarito, e ci ero andato pensando che forse sarebbe stata l'ultima volta, ma poi, fortunatamente non e' stata cosi'. E ora cosa faccio? Penso a quello che e' successo a me, e non penso a quello che potra' succedere a lui?

Non so quanto la musica punk, col suo "approccio alla vita che mi piace molto" abbia influito su tale decisione, ma siccome io non penso di essere parte di quel "90% di emeriti idioti" (o forse si, ma me ne frego) allora, in mia fede, penso di avere preso la soluzione MORALMENTE piu' giusta. Che poi, pragmaticamente, sia quella piu' stupida non lo metto in dubbio e lo so. Ma quando si e' in ballo, bisogna ballare. Non si torna indietro. Si arriva laggiu' e si sta al gioco. credo alle favole, soprattutto a quelle delle persone che hanno fatto miliardi rivendendo fiammiferi usati. E poi, come diceva Hugo Pratt, "quando un adulto entra nel mondo delle favole, non ne esce piu'". Ecco, io come in una favola, vorrei arrivare la, vedere questo mio amico e per una sorta di miracolo, sperare che tutto gli vada bene. Oggi ero cosi' pretenzioso che immaginavo che la mia sola presenza lo avrebbe risollevato e guarito. E so che sara' cosi', perche' nel mio mondo di favole tutto questo puo' succedere. Anche che un malato terminale guarisca e che un poveraccio come me riesca a trovare una vita discreta laggiu'. Dicono che a Venezia, nella Corte Sconta detta Arcana, quando la gente e' stanca della realta', va in questa corte ed entra in un mondo di favola, e non sai se sei te a sognare o se sono gli altri a sognare te.

Quando avevo 6 anni avevo letto un fumetto, diceva queste cose,e , guarda caso, si ambientava in Cina. E alla fine mi e' sempre rimasta questa fissazione in mente, e sono andato in Cina per vedere se tutto era vero. Questa e' la vera e l'unica ragione per cui ho sempre voluto andare in Cina. Liberi di crederci o no.
 
C'e' un'aria strana oggi qui a Prato, sembra di essere quel pomeriggio di primavera ad Harbin, chissa' come mai, e chissa' come mai la, vicino a un lago, pensavo soltanto nella mia mente a una poesia in dialetto veneziano, imparata a memoria da quel fumetto. Ma quella citta', quel lago, in quel momento mi sembravano davvero una "tosa spensierata", una ragazza spensierata.  

Esattamente come in quel fumetto. magari anche io sono un personaggio di un fumetto. E nei fumetti i personaggi vincono sempre.
« Ultima modifica: 27 Giugno, 2007, 18:44:16 pm da nabat »

nabat

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« Risposta #29 il: 27 Giugno, 2007, 18:39:54 pm »
Ho paura.

Ma la paura uccide la volonta'.

Quindi non devo avere paura anche se so di avercela.
« Ultima modifica: 01 Gennaio, 1970, 01:00:00 am da nabat »