Chi ha paura della Cina?
Data: Lunedi, 9 di Aprile del 2007 (20:13:18)
Argomento: Cultura


“Ancora oggi in Cina la vita scolastica è delle più rigide…- afferma Francesco Sisci -…ogni anno per accedere alle università più facoltose gli studenti studiano a ritmi ferrei ... seguendo l’esempio di Jiang Zeming e Hu Jintao, ... studenti di famiglie povere con grandi sogni”. Il comunismo? "Ha dato solo una mano di verniciatura".

(Bergamo - 27 Marzo 2007) Francesco Sisci corrispondente a Beijing del quotidiano “La Stampa” ha generosamente concesso un incontro con i numerosi studenti di lingua cinese della facoltà di “Lingue e Letterature Straniere” dell’Università di Bergamo per esporre le proprie esperienze e per dare delle indicazioni su ciò che la Cina è oggi. Nonostante fosse un’intensa giornata di lezioni hanno partecipato in moltissimi. L’incontro è stato animato da domande centrate sull’economia, sulla politica e sull’istruzione nel paese asiatico.

Francesco Sisci ha cominciato il suo discorso parlando dell’istruzione nell’Impero di Mezzo come uno dei fattori di differenziazione principale, ciò che distingue la Cina dagli altri paesi e soprattutto dall’Italia. In Cina fin dagli tempi più antichi l’istruzione rappresentava l’unica via per arrivare al successo, poi con le teorie di Confucio sono stati istituiti gli esami di stato per selezionare i futuri mandarini o rappresentanti politici in grado di consigliare le decisioni dell’Imperatore. Questo sistema meritocratico è sempre stato un metodo vincente per la selezione di personale pertinente attraverso i millenni di storia cinese, mentre la cultura occidentale nella scelta dei leader si basavano sui diritti di sangue e sul potere dei guerrieri, in Cina i leader sono sempre stati filosofi e letterati.Ancora oggi in Cina la vita scolastica è delle più rigide…- afferma Sisci -…ogni anno per accedere alle università più facoltose gli studenti studiano a ritmi ferrei cercando di seguire l’esempio degli ultimi due presidenti della Repubblica cinese Jiang Zeming e Hu Jintao, i quali a loro volta erano studenti di famiglie povere con grandi sogni e grandi traguardi da realizzare”. Certamente partendo dall’istruzione Sisci ha voluto mandare un importante messaggio agli studenti presenti incitandoli a studiare e di dare il massimo per non essere travolti dal successo del grande paese asiatico “per poter affrontare la Cina bisogna non studiare tanto ma tantissimo, non bisogna essere bravi ma bravissimi e per non cedere il passo bisogna accettare che anche la Cina e i cinesi abbiano il diritto al benessere che abbiamo qui!

Per quanto riguarda l’economia Sisci ricorda l’avanzamento dello sviluppo economico cinese che è di circa 10% all’anno per una proiezione temporale a fattori costanti che può durare ancora per 100 anni. Il nuovo sostituisce il vecchio in modo vertiginoso e le grandi città si stanno ampliando in un processo di intensa urbanizzazione promossa dal governo per combattere la povertà delle zone rurali, ma in questa rincorsa alla modernizzazione, Sisci evidenzia l’importanza del recupero delle tradizioni in “un paese in cui il comunismo ha dato solo una mano di verniciatura” e che in realtà è ancora fortemente ancorata nelle sue radici di antica civiltà millenaria.

Sul tema della politica il giornalista si è espresso con molta cautela “in un paese in cui comanda un gruppo che fin ora si è sempre dimostrato vincente, la popolazione osserva ciò che la democrazia degli altri paesi ha portato e comparando i vari sistemi ci si chiede ma veramente la democrazia è il sistema migliore per governare un paese?”. Infatti, uno dei dibattiti più accesi degli ultimi periodi che ha interessato soprattutto i vertici più alti della politica cinese è proprio la scelta della via da seguire per i prossimi anni, non è facile pensare di continuare con il sistema corrente, la Cina ha bisogno di adeguarsi a nuove esigenze dovute alle sempre più accese relazioni commerciali con il resto del Mondo.

Quando una studentessa ha chiesto come vivono le donne in Cina, il giornalista ha risposto parlando della sua esperienza personale con la signora Sisci, sua moglie, di origine cinese e con una bella risata ha definito le donne cinesi come “donne tigri, dotate di un’intelligenza molto superiore agli uomini tanto da…- afferma -…costringere le università ad elaborare una specie di discriminazione positiva a favore degli uomini: gli uomini entrano con 500 punti all’esame d’ingresso e le donne con 550 punti!”.

Un’altra domanda era riferita a quali difficoltà ha riscontrato nello svolgere il suo lavoro in un paese in cui vige la censura su argomenti politici, la risposta è stata “spesso i giornalisti occidentali non sanno come porsi davanti ai politici cinesi e quindi non sanno assolutamente come intervistarli, che parole usare e come non irritarli; questo comporta incomprensioni e pessimi esempi di occidentalismo. In Cina non si arriva al potere attraverso una campagna elettorale, i politici non hanno interessi ad essere intervistati, questo è la barriera maggiore per noi, ma per il resto le difficoltà iniziali spariscono dopo un certo periodo di permanenza. Io ho imparato che la Cina è un paese da comprendere non da criticare”.

Sisci sicuramente è un esempio di italiano integrato in Cina, nei suoi venti anni di permanenza ha imparato la lingua, sposato una ragazza cinese, ha due figlie, sospira deluso quando pensa che non avrà un erede maschio e quando racconta delle sue testimonianze gli si illuminano gli occhi.

Racconta entusiasta della sua esperienza a Wenzhou, quando camminando per strada incontrò all’improvviso una giovane madre cinese rincorrere il suo bambino gridando “Nicola vieni qua!”, uno shock per lui, ma anche un inevitabile conferma di ciò che aveva già sentito dire dei cittadini di questa città: il fatto che una parte di loro ora si trovi in Italia componendo la parte più forte della comunità cinese in Italia. Un ultimo pensiero lo dedica ai cinesi presenti in Italia, secondo le sue parole, “è vero che i cinesi sono un popolo chiuso, ma è anche vero che noi non li accogliamo molto bene, non facciamo niente per integrarli, sappiamo solo criticare e attribuire colpe, questa è la realtà italiana verso questo popolo esemplare!

Un discorso pieno di emozioni per noi studenti, una testimonianza importante di un italiano che si è innamorato della Cina e ne ha fatto la sua seconda casa comprendendo questo meraviglioso paese nel bene e nel male; ciò che dovremo fare tutti senza dare importanza al fatto di trovarsi in Cina o in Italia, oppure in qualunque altro paese del Mondo.






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