Vi ricordate la scena del film “una donna in carriera”, quando Harrison Ford veniva introdotto nell’ufficio di Melanie Griffith accompagnato da una segretaria molto audace che, prima di chiudere la porta, chiese all’uomo: posso portarvi qualcosa? Caffe, tè… me?
Di caffè non ne bevo, ma come cinese non posso non parlarvi del tè.
Il tè ha una storia molto antica in Cina. La leggenda vuole che il tè fosse scoperto da Shennong, ovvero il dio del sole per gli antichi cinesi, che è anche considerato come colui che ha dato origine all’agricoltura e alla medicina. Si narra che un giorno, mentre Shennong stava assaggiando diverse erbe medicinali, venne avvelenato e usò le foglie di tè come antidoto.
Anticamente le foglie di tè venivano masticate fresche per il loro sapore, poi col tempo si iniziò a cuocerle in recipienti per ottenere una zuppa chiara; inoltre si usava anche cuocerle per poi impiegale come condimento nelle pietanze o nel riso. Per esempio uno dei piatti più rinomati di Hang Zhou è il “Long Jing Xia Ren”, cioè gamberetti alle foglie di Long Jing, una delle migliori qualità di tè verde presente sul territorio cinese.
A partire dal periodo Qin (circa 220 AC) gli antichi cinesi iniziarono a preparare le foglie di te con dei metodi semplici, per esempio macinandole e modellandole a forma di pagnotte, per poi essiccarle al sole o al fuoco per una conservazione più semplice. Al momento del consumo le pagnotte di foglie di tè venivano rotte e poi infuse nell’acqua bollente, con aggiunta di zenzero o mandarino.
Ma è durante la dinastia Tan (618 – 907 DC) che finalmente il tè ebbe il suo momento di massimo splendore, grazie al “Cha Jin” (Sutra del tè), un importante libro composto da Lu Yu (733 – 804), dedicato a questo albero sempreverde dalle foglie profumate.
Il Sutra del tè influenzò in modo determinante la formazione della cerimonia del tè, con i dettagli sul metodo della raccolta, della preparazione, della cottura e dell’assaggio.
L’acqua è fondamentale per un buon tè, si deve usare acqua dolce e morbida, lontana da inquinamenti umani, possibilmente viva (quindi dei ruscelli, dei fiumi e solo ultimo dei pozzi).
Un famoso episodio del romanzo cinese del XVIII secolo, “il Sogno della Camera Rossa”, descrive con minuziosa pignoleria diversi tipi di tè e la loro relativa preparazione, in particolar modo prestando molta attenzione alla tipologia di acqua da utilizzare: la più particolare per me rimane senz’altro la neve raccolta dai petali di susini rossi e conservati in damigiana sotto terra per 5 anni, servita poi in tazza di particolare prestigio.
Non si può paragonare il tè al caffè, nonostante anche il caffè sicuramente abbia le sue mille sfaccettature: il tè è qualcosa di “religioso”, contiene in una piccola tazzina tutta la filosofia “zen” dell’oriente.
Ovviamente il tè non è solo una bevanda per i più ricercati, il tè è anche, e soprattutto deve essere, una bevanda nazional-popolare: le immagini degli anziani che giocano a scacchi, dei tassisti che guidano maldestramente, degli impiegati assonnati ed annoiati al lavoro, io me le immagino tutte con una tazza o un termos di tè in mano.
Per me, dove c’è tè, c’è casa!
Ricetta casalinga per il “Long Jing Xia Ren” (che chiamerei “Green tea shrimps” nel nostro caso)
“Long Jing,” cioè il pozzo del drago, è un posto dove si produce un tipo di tè verde molto pregiato; in assenza di Long Jing (difficilmente reperibile in Italia), possiamo usare anche un banale tè verde che si compra facilmente nei supermercati, scegliete però una varietà delicata che altrimenti rischia di coprire il sapore delicato del gamberetto.
Ingredienti:
– 400 grammi di gamberetti sgusciati (possibilmente freschi, anche se so che è un’impresa trovarli in Italia)
– Un cucchiaino di foglie di tè verde
– Mezzo bianco d’uovo
– Amido di mais o fecola di patate
– Vino di riso quanto basta
– Sale e olio quanto basta
Preparazione:
Lavare ed asciugare i gamberetti per bene con una carta assorbente, poi insaporirli con un pizzico di sale.
Unire ai gamberetti mezzo bianco d’uovo, amalgamare il tutto per bene, aggiungere quindi un po’ di fecola di patate o amido di mais per far attaccare il bianco d’uovo ai gamberetti.
A parte prendere una tazza e preparare un infuso di tè verde: lasciare le foglie di tè per circa 1 minuto in acqua calda e poi toglierle dall’infuso perché il sapore non diventi troppo amaro
A questo punto mettere un filo d’olio d’oliva in una padella e saltare brevemente i gamberetti (i gamberetti sono molto facili da cuocere, non esagerate con la cottura o rischiano di diventare troppo gommosi, nella ricetta originale si parla di 15 secondi), dopo di che tirarli fuori dalla padella e avvolgerli in una carta da cucina per assorbire l’olio in eccesso.
Mettere un filo d’olio d’oliva nella padella, rimetterci i gamberetti dentro e aggiungere immediatamente l’infuso di tè (non troppo che deve solo diventare una salsina leggera), il sale e un poco di vino di riso e saltare velocemente.
Togliere il tutto dal fuoco, disporre sui piatti e decorare con le foglie di tè (ovviamente quelle usate per fare l’infuso).
Buon appetito!
per ulteriori approfondimenti sulla storia sia del té che di molti altri elementi materiali ed immateriali di origine cinese (campane, agrumi, carta, pesche, seta, cartamoneta, porcellane, favole, leggende, ecc.) stratificatisi nel corso dei millenni nell’uso quotidiano in Occidente e circa le mode/le rimozioni relative alla realtà culturale cinese nella iconografia, nel cinema, nel fumetto, ecc. in Italia e le loro cause, segnalo nuovamente la rubrica LA CINA IN NOI da me tenuta sulla rivista mensile editata da Marco Wong ITS’CHINA
http://www.itschina.it/