Approfondimenti > Disinformazione e luoghi comuni

Se la crisi colpisce (anche) i cinesi

(1/1)

wen:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_gennaio_12/Se-la-crisi-colpisce-i-cinesi-2113516571705.shtml
Gli orientali in difficoltà come gli europei: il 10% dei negozi sta chiudendo. Così scopriamo che sono come noi
Di ANTONIO PASCALE

Un giorno, in un bar dell'Esquilino, ho ascoltato una conversazione tra due signore. Oggetto: comunità dei cinesi. Sono molto chiusi, diceva una delle due. Una volta aveva chiesto, per esempio, a una mamma cinese se avesse voluto mandare il figlio a casa sua, per cena. E la risposta era stata no. Molto, ma molto chiusi, aggiungeva. L'altra signora allora le ha domandato: ma tuo figlio, lo manderesti a casa loro? Eh no! A casa loro, no. Effettivamente è più facile prospettare un'apertura a senso unico: sei tu che devi venire da me. Un po' più complicato fare il tragitto inverso. Già, la comunicazione è un guaio. Con la comunità cinese è, come si dice, un guaio di notte.

L'immaginario è molto pesante. Una delle prime cose che ho sentito a Roma riguardava la presunta longevità dei cinesi: non muoiono mai, si diceva. Non esistono funerali cinesi in città. Ne avete mai visto uno? Che fine fanno? Chissà che strani giri! C'ho anche creduto, alla mancanza di funerali. Finché non ho letto un reportage di Riccardo Staglianò. Dove si metteva in atto un semplice esperimento, come si dice, riproducibile e dunque scientifico. Si andava a controllare al Verano. Ebbene le tombe di cinesi c'erano. Eccome se c'erano.

Insomma, la serie di pregiudizi sulla comunità cinese ha peggiorato la comunicazione, del tipo: se tu non vuoi venire da me è perché siete strani e chiusi, se io non mando i miei figli da voi è perché, appunto, siete strani e chiusi. Queste sensazioni emotive poi fanno da calamita e ne attirano altre. I cinesi copiano, esportano prodotti contaminati, e sono responsabili della crisi occupazionale. Quante volte abbiamo attribuito la colpa della crisi a qualcun altro, prima ai cinesi, poi all'euro, poi alla Germania (crisi che in realtà è iniziata dal 1992 e da allora si è solo aggravata, appesantiti come siamo da privilegi e scarsa capacità innovativa). Ora a proposito di crisi, pare che quest'ultima stia colpendo anche i cinesi di Roma. Alcuni negozi stanno chiudendo, almeno il 10%, pare.

Non so se la notizia ci colpisca perché, appunto, scopriamo che anche i cinesi sono «mortali» e sensibili ai conflitti dei mercati, e dunque migliora la nostra capacità di comprensione empatica, oppure perché, al contrario, pensiamo: ci stiamo liberando di un peso, non devo più invitare nessuno a casa mia. Fatto è che sarebbe un peccato trattare con superficialità l'immaginario cinese.

Gran parte delle scelte prese a Pechino si riflettono inevitabilmente sulle nostre azioni quotidiane e, con ogni probabilità, sulle sorti delle future generazioni d'Europa. Le riforme economiche e la graduale apertura all'esterno hanno consentito l'ingresso nel Paese di tecnologie e competenze - grazie alle quali Pechino ha prodotto per i mercati esteri, beni di consumo che il mondo occidentale ha sfruttato a pieno, mantenendo bassi i prezzi sui propri mercati. Comunque, ora, crisi o meno, è il caso di approfittarne. Compito della sinologia e di tutti noi (io vengo a casa tu e tu nella mia) è cercare di offrire un contributo più critico e informato, di sicuro più analitico. Sono elementi necessari per capire l'importanza di Pechino nel contesto della futura governance globale. E romana, naturalmente.

ANTONIO PASCALE

Navigazione

[0] Indice dei post

Vai alla versione completa