Agensir riporta i messaggi di AssoCina sui fatti di Sarpi - Rassegna stampa e partecipazioni - Associna Forum

Autore Topic: Agensir riporta i messaggi di AssoCina sui fatti di Sarpi  (Letto 1776 volte)

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Idra

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Agensir riporta i messaggi di AssoCina sui fatti di Sarpi
« il: 27 Aprile, 2007, 19:37:52 pm »
Ecco un articolo intitolato  'I giovani si propongono come moderatori'

Link articolo


Questo invece e' un altro articolo dove viene riportato un intervista a un rappresentante di associna:

Citazione
CINESI A MILANO
ò l'ora del dialogo
Per costruire relazioni nuove nel rispetto della legalità


Scontri a Milano con feriti e auto distrutte nel quartiere cinese, centinaia
di persone si sono rivoltate contro le forze dell'ordine, il 12 aprile
scorso, dopo la multa a una commerciante cinese. Tornata la calma nel
quartiere, grazie anche all'intervento del console cinese e delle
istituzioni locali, e accertate le responsabilità, occorre capire perché e
come prevenire quanto è successo.



DISAGI CHE VANNO PREVENUTI. La rivolta dei cinesi a Milano "è un segnale
d'allarme di un disagio che va governato, che ci invita a trovare strategie
e politiche locali diverse. Bisogna avere attenzione al fenomeno nel suo
cambiamento e capire quali sono i possibili canali per la comunicazione". ?
il parere espresso al SIR da DARIA RISALITI , docente di sociologia urbana
all'Università di Firenze, che attualmente si occupa degli aspetti sociali
nel piano strutturale che riguarda la comunità cinese di Prato, la più
grande d'Italia. "I fenomeni della convivenza e dell'integrazione non si
risolvono da soli, vanno governati prima, quando si fanno le scelte -
afferma - e un compito importante spetta alle politiche urbanistiche, non da
sole ovviamente. Perché la riqualificazione di un quartiere non risolve
tutti i problemi sociali, però lo spazio fisico organizzato in funzione
delle persone che ci abitano è uno dei fattori importanti". A suo avviso,
"le amministrazioni locali devono usare strumenti quali la pianificazione, i
regolamenti urbanistici, l'organizzazione dello spazio fisico della città,
prima che scoppino problemi di questo tipo". Ma soprattutto, sottolinea,
"gli insediamenti nelle aree cittadine non possono essere lasciate in mano
al mercato immobiliare, perché poi provocano danni sociali che paghiamo
tutti".

COMUNICAZIONE E PARTECIPAZIONE. Una soluzione possibile alle difficoltà di
comprensione tra italiani e cinesi è quella di "utilizzare gli strumenti
della comunicazione e della partecipazione". "Tutti i cittadini - ricorda
Risaliti - devono essere coinvolti nelle decisioni e nelle scelte
strategiche, tra cui quelle riguardanti la pianificazione dello spazio
urbano, insieme a politiche che riguardano la comunicazione e la
partecipazione. Bisogna sforzarsi di più per comunicare". Perché "è vero che
i cinesi tendono a fare comunità, ma è anche vero che da parte loro c'è
l'esigenza di comunicare e di avere più spazio sui media. Sono comunità in
mutazione. Le giovani generazioni cinesi, ad esempio, possono costituire
quell'anello di congiunzione per stabilire relazioni finora insufficienti.
Se non si stabiliscono modelli diversi di convivenza il problema si potrebbe
invece accentuare". Lo sforzo da fare è quindi "sul dialogo, sulla
comunicazione e sul cercare di conoscere nuovi referenti. I giovani possono
costituire una opportunità, in quanto devono superare sulla propria pelle i
problemi di essere metà stranieri e metà italiani".

L'INVITO AL DIALOGO DAI GIOVANI. "Dialogo, dialogo, ognuno consideri le
proprie posizioni e cerchi di aprirsi all'altro. Sicuramente la
responsabilità della comunità cinese è stata quella di essere troppo chiusa,
ma ora bisogna fare un esame di coscienza per vedere se si pu? trovare
un'intesa, ciascuno facendo un passo indietro e trovando il modo di tutelare
sia i residenti, sia gli imprenditori cinesi". ? l'invito che viene da BAI
JUNYI , 26 anni, della comunità cinese di Prato (una delle più grandi
d'Italia), responsabile di Associna.it, un'associazione virtuale di giovani
cinesi delle seconde generazioni. "La legalità è giusta - afferma - ma deve
essere legalità per tutti. Non giustifico gli atti illeciti compiuti da
parte della comunità cinese, ma per risolvere le irregolarità bisogna agire
su scala più ampia". Come mai le bandiere cinesi? "Se si percepisce il
rifiuto della società questo pu? far nascere un certo nazionalismo. Ma è
stata tirata fuori anche la bandiera italiana. Il dialogo parte da due
bandiere esposte insieme". "Da 15 anni - aggiunge la COMUNIT? DI
SANT'EGIDIO - siamo presenti nel quartiere e abbiamo sostenuto in molti modi
la volontà di integrazione degli immigrati cinesi e abbiamo seguito con
amicizia e attenzione un processo di inserimento nella realtà sociale e
produttiva di Milano che è diventata un patrimonio di utilità per l'intera
città". La comunità cinese, ad avviso della Sant'Egidio, "a volte percepita
come impermeabile, a causa soprattutto delle barriere linguistiche e
dell'autosufficienza economica, in realtà presenta molti indicatori di
integrazione: uno dei più alti tassi di scolarizzazione, numerose
associazioni culturali, presenza ai corsi di italiano, diversificazione
delle attività lavorative". Per la stessa Comunità "sono inaccettabili le
esplosioni di violenza ai danni delle forze dell'ordine, ma occorre evitare
che una delle comunità più attive della città possa sentirsi messa ai
margini e fatta oggetto di discriminazioni". Da qui l'invito "al dialogo e
al confronto senza pregiudizi e nella legalità a 360 gradi".



a cura di Patrizia Caiffa

« Ultima modifica: 01 Gennaio, 1970, 01:00:00 am da Idra »