RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti - page 2 - Costume & Società - Associna Forum

Autore Topic: RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti  (Letto 16038 volte)

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vasco reds

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #15 il: 23 Dicembre, 2012, 21:32:39 pm »
E anche gusto, propio oggi a tavola si parlava di quanto poco siano aprezzati i vini italiani perlaloro asprezza e acidita

Fxyz4ever

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #16 il: 24 Dicembre, 2012, 00:44:14 am »
Come "consolazione" per il fatto che l'Italia vende di meno in termini di "valore", è da notare che una bottiglia di Brunello di Montalcino costa 2000 yuan in un ristorante di lusso di Wenzhou. Ma Wenzhou è ovviamente un caso particolare, essendo più "lussofila" e più "esterofila" e in particolare "italofila" del resto della Cina.

Come ha già fatto notare qualcuno, in cinese anche i nomi geografici vengono tradotti, ma di solito avviene solo per città medio-grandi o comunque capoluoghi di provincia, non per colline, che da quanto ho capito Chianti è il nome di una collina (o un insieme di colline).
Solo che di solito i vini non portano nomi di grandi città, ché se un vino si chiamasse Roma o Milano, in cinese si chiamerebbero sicuramente 罗马 e 米兰. Nei castelli romani c'è il vino Frascati, ma neanche Frascati ha una traduzione cinese.

Nulla vieta di chiamare la collina 康帝, e così il vino avrebbe lo stesso nome della collina.
Il nome "康帝" (Kangdi) ha un altro problema: 罗曼尼·"康帝" (Luomanni "Kangdi") è già il nome del vino (francese) Romanée Conti.
Per essere precisi, 康帝 non significa "salute dell'imperatore"... ma al massimo "imperatore salutare"; anche se questo nome lo avverto più come traslitterazione fonetica, che non come tentativo di dargli un significato.

Concordo sul fatto che molti vini all'estero siano molto più famosi all'estero.
Lo champagne è lo champagne, è l'ormai lo spumante per antonomasia, tant'è che la parola "champagne" è conosciuta in tutte le lingue del mondo, perfino in cinese la sua traslitterazione 香槟 (Xiangbin) può indicare qualsiasi tipo di spumante.
Champagne è anche lo spumante più famoso per i non "addetti al settore"... io stesso conosco lo champagne ma non saprei nominare uno spumante italiano :( (lambrusco e romanella sono spumanti?)
Il Bordeaux poi è talmente famoso che in italiano ha dato il nome a un colore. In Cina c'è la traduzione "spontanea" 波尔多.
I vini francesi, a parità di qualità, saranno sempre più famosi nell'immaginario collettivo. Ovviamente gli intenditori di vino conoscono bene quelli italiani.
Mentre i vini francesi hanno già nomi cinesi "spontanei", essendo noti ai non "addetti al settore", quelli italiani no (gli addetti al settore usano probabilmente il nome italiano), per cui la Chianti se lo crea il nome cinese, cercando di farlo conoscere anche ai non intenditori.
« Ultima modifica: 24 Dicembre, 2012, 01:04:22 am da Fxyz4ever »

cavallo

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #17 il: 24 Dicembre, 2012, 07:19:09 am »
E anche gusto, propio oggi a tavola si parlava di quanto poco siano aprezzati i vini italiani perlaloro asprezza e acidita

mai bevuto un pregiato vino francese?

un rinomatissimo Bordeaux, ad esempio? meno "acido e aspro" del Barolo, del Nebbiolo, del Dolcetto?

errato

e come mai si conosce bene il Bordeaux e per niente, ad esempio, il Valpolicella?
e come mai l'Italia si é fatta definitivamente condannare dalla UE per aver chiamato Tokaj un vino fatto coi medesimi vitigni di quello ungherese ma parte della tradizione italiana da oltre 1 secolo?
e perché si vendono (fuori d'Italia e perfino in molti supermercati in Italia!) i vini bianchi della Mosella e della Germania, perfino del Cile, della California e dell'Australia più di quelli italiani friulani, campani e dell'Oltrepo Pavese (dai cui vitigni vengono i vigneti cileni ed australiani e californiani...) che pure vincono le gare internazionali in termini proprio di gusto?

é il marketing che conta, non altro...., in particolare é saper promuovere o meno il valore IMMATERIALE (storico-culturale e non legato al gusto) dei prodotti e fare rete non campanilisticamente, concetti estranei a tanti "operatori economici" italiani più interessati a come evadere il fisco, usare il lavoro nero, contraffare i prodotti dei consorzi di cui sono presidenti, ecc. che a questo tema, da "prenditori" e non imprenditori quali sono...

e nel marketing l'Italia anche quando ha tradizioni importanti che potrebbero essere valorizzate é meno capace di Francia, Cile, Spagna, Germania, Australia, USA (e non solo nei vini....si vedano la frutta, le auto, i siti storici, ecc.) e su questo si divrebbe riflettere perchè ha a che fare con il valore dato allacultura, alla formazione, all'innovazione, alla ricerca e certo non sulla produttività oraria dei lavoratori cara a Marchionne (che difatti sta mandando a picco la FIAT...)

é solo un sintomo, naturalmente....non la causa.....
« Ultima modifica: 24 Dicembre, 2012, 09:55:17 am da cavallo »
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vasco reds

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #18 il: 24 Dicembre, 2012, 08:26:01 am »
il mio indirizzo di casa lo conosci, mandami pure una bottiglia di pregiato Bordeaux e una di barolo poi ti saprò dire

in una cosa hai ragione, noi romagnoli siamo una minoranza purtroppo in italia, non tutti eccellono nel marketing
« Ultima modifica: 24 Dicembre, 2012, 08:27:59 am da vasco reds »

cavallo

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #19 il: 24 Dicembre, 2012, 10:06:42 am »
veramente non mi pare che hai mai reso noto il tuo indirizzo di casa (e neppure il tuo cognome) vasco, e poi credo che a Bologna Bordeaux e Barolo si possono comperare senza difficoltà, come ogni altro vino...

a proposito, avevo fatto uno scherzo prenatalizio scrivendo volutamente "Riesling" (che non é denominazione di origine geografica ma vitigno) invece di "Tokaj" (che é invece il vero nome del vino che l'Ungheria é riuscita a far vietare dalla UE fosse continuato ad usare in Italia) per vedere se se ne accorgeva qualcuno, ma...nessun risultato!

naturalmente ora ho corretto perché il test non durasse all'infinito....

aggiungo per quanto riguarda il marketing, che in Italia l'unica iniziativa promozionale rivolta a soggetti di origine cinese di abbinamento dei vini italiani con piatti cinesi é quella lodevolissima di Marco Wong (ITS WINE, in collaborazione con sommeliers italiani) di cui si é parlato in passato su questo Forum, che includeva anche la pubblicazione di una guida a tali abbinamenti anche in Cinese; in Francia, una sim,ile iniziativa é stata invece realizzata...dal Consorzio dei Produttori di bordeaux (che ha ben più ampi mezzi, ovviamente) e includeva corsi svolti in Cina per dirigenti della grande distribuzione e chef cinesi di ristoranti di lusso e la diffusione di una guida con gli abbinamenti....

nessun Consorzio vinicolo italico (neppure quelli che si divertono a inventare traslitterazioni di "Chianti"...) ha mai fatto altrettanto.....e poi si lamentano, magari,......

buone bollicine a chi conosce i vini 
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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #20 il: 24 Dicembre, 2012, 10:48:01 am »
hai ragione silvio, io non ho mai reso noto il mio indirizzo di casa, lo hai fatto tu fra le righe più volte discutendo con me o riferendoti a me in terza persona, per il resto non essendo un bevitore preferendo stare sobrio nella vita e nelle discussioni non saprei propio dove andare a trovare  pregiati vini che immagino non vendano alla coop sotto casa, ma saranno comunque graditi come strenna natalizia

non trovo niente su it's wine sul forum (digitando it's wine nella ricerca) potresti postare il link del forum su questa interessante iniziativa?

p.s.
gli scherzi si fanno il 1° di aprile o a carnevale, adesso si fanno i regali
« Ultima modifica: 24 Dicembre, 2012, 10:49:10 am da vasco reds »

Stefanoski

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #21 il: 24 Dicembre, 2012, 11:12:39 am »
Non era uno scherzo, si era proprio sbagliato e prima che qualcuno se ne accorgesse si è inventato questa cosa :)

Ah io non me ne sono accorto, per carità,  sono 'gnurant :)

Cmq, ogni occasione è buona per smerdare l'Italia, l'avesse fatto qualcun'altro leggeremmo solo lodi e attacchi ai vitigni italiani perché dormono...

Metteteme "controllato", ma certe cose non le sopporto proprio :(

Perché un conto è l'opinione e la critica,  un altro è l'odio sviscerato per tutto quello che fanno gli italiani :(
« Ultima modifica: 24 Dicembre, 2012, 11:29:16 am da Stefanoski »
C'è un elemento che ha rovinato questo forum. E' stato lasciato libero di agire usando modalità di dialogo che vengono usate in politica (ex PCI). Negare sempre tutto a favore dell'ideologia, mettere in bocca agli altri cose mai dette. Caos.

Rigira tutte le frittate e prende gli utenti per sfinimento. Che alla fine sbroccano.

Razzista contro gli italiani (è italiano), cerca di mettere indigeni e migranti l'uno contro l'altro. Creando divergenze.

E Associna ringrazia.

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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #22 il: 24 Dicembre, 2012, 12:13:13 pm »
dimostralo stefanosky che non era uno scherzo..... o smettila di insultare inventando ipotesi non vere

si dà il caso che quella notizia sulla condanna relativa al TOKAI era stata data con ampio risalto da tutti i media e che il Riesling non é affatto ungherese e neppure una indicazione geografica (come invece sono Tokai, bordeaux, Chianti, valpolicella, ecc.)....ma questo solo chi conosce davvero i vini lo può capire, non chi ne parla senza saperne nulla......e pensa si possano difendere dalla contraffazione (copme proclamato nell'articolo da me linkato) i Vini del Chianti inventando per la loro commercialòizzazione in RPC uuna traslitterazione in una denominazione di fantasia che con un'area geografica non ha nulla a che vedere peggio che come "Riesling" non ha nulla a che vedere con "Tokaj"...., dato che almeno Riesling é un tipo di vitigno, "Salute dell'Imperatore" o baggianate simili, no...)

e il test serviva proprio a vedere chi ne capisce e chi no....per scherzo, ovviamente, .....

buone bollicine natalizie a chi sa almeno che differenza c'é fra metodo Charmat e metodo Champenoise......
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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #23 il: 24 Dicembre, 2012, 12:57:03 pm »
Facevi più bella figura a dire che avevi commesso un errore piuttosto che ritenere i tuoi interlocutori degli idioti di fronte alla tua saccenza.

Perdonaci per non essere al tuo livello.

Non posso dimostrare nulla ma tu non puoi nemmeno dimostrare il contrario. Checché tu ne dica.

E sinceramente non me ne frega nulla perché tanto cambia l'orchestra ma la musica è sempre la stessa. Sminuire le iniziative italiane in tutto e per tutto.

Amen.
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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #24 il: 24 Dicembre, 2012, 13:20:47 pm »
il modo migliore per danneggiare un Paese (e la sua economia) é inventare  iniziative inutili o controproducenti invece che imparare da chi ha più successo (sempre che tali iniziative non siano solo modi per regalare soldi ad amici degli amici, come avvenuto spessissimo e denumnciato anche da siti relativi alla promoziomne commerciale....); subito dopo viene quello di difendere ciecamente tali iniziative, di negare il danno che esse fanno, ecc.

il modo migliore per essere a favore di un Paese é criticarne senza ipocrisia schifezze ed errori e subito dopo quello di smascherare chi taccia di "anti-italiano" chi fa quelle critiche.....

ma naturalmente per farlo occorre conoscere i temi di cui si parla e magari accorgersi che il Riesling non é un vino a denominazione geografica ungherese, esattamente come "salute dell'Imperatore" non difende affatto la denominazione geografica "ChiantI" in Cina: per questo certi test sono utili e non serve dimostrare che sono test, dato che c'é chi ci casca......il che non stupisce visto che fesserie ben peggiori sono realizzate, come si vede dalla notizia, da chi essendo Consorzio di Tutela dio vini dovrebbe intendersene più di me e di molti altri, quando, come nel caso del Brunello, non si tratta poi addirittura di spudorate e suicide contraffazioni che vengono sputtanate in tutto il Mondo

sono, assieme ad evasori fiscali, nani bungabunghisti che ci fanno ridere dietro l'intero Pianeta, agromafie e mafie in genere, ecc., questi farabutti, questi "creativi" da 4 soldi che fioriscono nella finta promozione commerciale vinicola e di mooooolto altro i veri "anti-Italiani", assecondati da chi non ama si smascherino e si sottolineino le loro malefatte...

ecco perché non solo la Francia ma altri Paesi vendono per un valore maggiore vini in RPC e la cosa vale per molti altri prodotti; ecco perché su 5 milioni di potenziali turisti cinesi all'anno (fonte OMT) che verrebbero in Italia ne arrivano solo 450.000; ecco perché si straparla di concetti di cui non si sa nulla mentre si rifiuta di studiare le soluzioni di chi innovazione e marketing lo fa davvero; ecco perché si preferisce da parte di molti "prenditori" (alla marchionne...) inventare balle sul "costo del lavoro" dei lavoratori per non spiegare la propria incapacità di innovazione, ricerca, vendita a fronte di concorrenti di Paesi a salario più alto e licenziamenti zero (tipo germania); ecco perché si frantuma la promozione  all'estero (turistica, agroalimentare, ecc.) in miriadi di stands, vallette, funzionari-portaborse, chiacchiere, depliants, ecc. al contrario di quel che fanno gli altri Paesi Europei e nella logica di un'Italia che ha affossato la riduzione delle Province per puro campanilismo tardomedievale, ecc., ecc.

ecco perché chi non é evasore (perfino chi non ha purtroppo diritto di voto come migranti e 2G) paga le conseguenze di queste sconcezze e sottolinearle é non un diritto ma un dovere civico, piaccia o meno a chi invece evidentemente le minimizza e/o le condivide

se non si prende atto della realtà (pessima), se non si diagnosticano sistematicamente sintomi, malattia e cause, si va al suicidio collettivo con buona pace degli pseudo-difensori dell'Italia, ossia di queste schifezze e di questi errori
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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #25 il: 24 Dicembre, 2012, 13:34:51 pm »
Tu non sai se tale iniziativa avrà o no successo.

Il successo si raggiunge anche osando laddove altri non hanno osato e non solo copiare gli altri. Se cosi fosse saremmo ancora alla preistoria, a costruire case di fango spalmandole di merda per stare caldi.

Non sappiamo nemmeno come verrà presentato sto cazzo di vino, se avrà una scatola di legno con pergamena e ceralacca o il tappo di plastica che si svita o se sarà un cartoccio come il tavernello.

È stato solo registrato un marchio, un fottutissimo nome, e fai tutta sta tiritera contro l'Italia?

E che palle, se sei tutto sto fenomeno fatti assumere così risollevi l'economia di noi poveri ignorqnti disgraziati.

La palla di cristallo ha questo,  o Santo Iddio...
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Re:RPC: discutibile mossa del Consorzio del Chianti
« Risposta #26 il: 24 Dicembre, 2012, 13:41:31 pm »
io so solo che se un prodotto si vende il decuplo di un altro (é il caso dei vini francesi di pregio rispetto a quelli italiani) senza che mai nessuno abbia usato certe pseudostrategie di pseudolotta alla contraffazione (che banalizzano il nome geografico tutelato e che costituuisce una ricchezza in un nome inventato che non rapprtesenta nulla), ma avendo usato altri strumenti ed evitato gli errori italioti, sarebbe più intelligente "copiare l'ombrello" altrui invece che inventare falsi impermeabili.... ma questyo a chi lucra sui Consorzi, a chi ha come problema dove collocare i suoi clientes o le vallette a lui care in inutili stands, a chi non é affatto interessato alla crescita del Paese ma solo all'evasione fiscale (e a qualche contraffazioncella se si può..., o a farsi prendere a ceffoni dalla Ue e dall'Ungheria sul Tokaj) interessa certo poco....

per chi rifiuta la politica (suicida) delle 3 scimmiette (non vedo, non sento, non parlo), consiglio una lettura di questa inchiesta da me già linkata in passato, con dati su cui ogni polemica di "anti-italianità" andrebbe indirizzata ai responsabili dello sfascio nell'export vinicolo:
http://www.linkiesta.it/anche-nel-vino-l-italia-non-sfonda-cina


Su 100 bottiglie di vino che vengono importate in Cina, 6 sono italiane e ben 55 provendono dalla Francia. In dieci anni, inoltre, l’Italia ha dimezzato le proprie quote di mercato nel Paese, che nel 2020 sarà il primo mercato al mondo. Come mai? I produttori transalpini hanno investito ingenti risorse per aiutare gli importatori a collocare i propri prodotti sul mercato, mentre gli italiani continuano a utilizzare modelli superati, e non riescono a "fare sistema".(...)
Perché enfatizzare la nostra performance insoddisfacente visto che riguarda solo pochi Paesi?

In primo luogo perché Cina e Brasile rappresentano attualmente le locomotive dell’economia mondiale e ciò vale anche per il comparto vinicolo. Già oggi la Cina è il quinto mercato al mondo per quantità di vino consumata e secondo numerosi analisti diventerà il primo entro il 2020. In secondo luogo perché i principali clienti dei produttori vinicoli italiani sono quei Paesi occidentali che, risentendo maggiormente della crisi, rischiano di diminuire la loro domanda verso prodotti di questo tipo. Svilupparsi in mercati dove esistono comunità italiane molto numerose come negli Stati Uniti significa “vincere facile” mentre la vera sfida è laddove il consumo cresce ma dove l’Italia è poco presente in tutti i sensi.
(...)

In Cina attualmente il comparto dei vini importati è assolutamente dominato dai produttori francesi mentre l’Italia, negli ultimi dieci anni, ha visto ridursi la propria quota di mercato dal 14,2% del 2001 al 6,5% del 2011. Quindi, nonostante i risultati positivi ottenuti nel 2010 e nel 2011 e i proclami trionfali di molte istituzioni, in Cina il vino italiano si trova ancora in una posizione marginale.

(...)
I transalpini si dimostrano più bravi di noi nel marketing, nella promozione dei prodotti e nella comunicazione, risultando così vincenti in un mercato come la Cina, un Paese dove il vino è un prodotto style-simble.

(...)


I produttori francesi hanno infatti investito, negli ultimi anni, ingenti risorse per aiutare gli importatori/distributori a collocare i propri prodotti sul mercato e sono appunto gli investimenti in marketing che hanno portato alla grande differenza in termini di quota di mercato tra vini francesi e vini italiani sul mercato cinese. I francesi, inoltre, hanno investito milioni di euro per alimentare una presenza diretta sul territorio che conta circa 1.500 persone, in gran parte venditori e con la presenza anche di giovani di origine francese, dedicati al settore.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/anche-nel-vino-l-italia-non-sfonda-cina#ixzz2FyLCBegj




non serve aggiungere altro
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« Risposta #27 il: 24 Dicembre, 2012, 13:47:57 pm »
e torno su un esempio già fatto:

marco Wong ha realizzato, solitariamente (con alcuni produttori vinicoli) la splendida iniziativa ITS WINE, con degustazioni e guida bilingue iutaliano-cinese sugli abbinamenti di vini italiani a cibi cinesi.

in Francia una simile iniziativa a livello assai più grande era stata presa verso la Cina dal Consorzio del Bordeaux, in Italia nessun Consorzio vinicolo invece di inseguire la pseudonecessità di traslitterazioni di fantasia, ha fatto altrettanto...

sbagliano i Francesi (le loro vendite farebbero supporre di no....) e Marco Wong o tutti i Consorzi vinicoli italioti?

nb.: carina l'idea di ipotizzare anche solo di esportare in cartoni il vino pregiato a denominazione d'origine controllata Chianti: ci manca solo questo per uno sputtanamento mondiale al 100%....
é ovvio come si presenta il Chianti, a chi conosce i vini: in bottiglie bordolesi da 0,75 (eccezionalmente in magnum...) di vetro, rigidamente regolamentate (anche nei colori del vetro) dalle norme italiane ed UE...quindi come verrà venduto si sa benissimo.....
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« Risposta #28 il: 24 Dicembre, 2012, 13:52:46 pm »
Stanno provando un'altra strada, diversa, e indipendentemente dal risultato hanno il mio rispetto perché la novità va sempre appoggiata.

Non lo ha fatto nessuno, l'hai detto tu stesso. Poi come va va.

Per un altro mercatosi potrebbe usare anche una diversa confezione. Si potrebbe ho detto, mica che lo fanno.

Poi è ovvio che serve qnche l'appoggio sul mercato e altro, servono le iniziative e altro ma qui parliamo ella registrazione di un marchio.

Discutibile, per carità,  ma pur sempre una novità.
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« Risposta #29 il: 24 Dicembre, 2012, 16:25:28 pm »
Comunque anche oggi a pranzo con un altro gruppo di cinesi mi hanno confermato il gusto poco dolce dei vini italiani